Annapaola Ferri

La sua situazione è anomala, dal momento che sia la cessione del quinto, che il prestito delega, possono essere erogati solo per un numero di mesi non superiore a quello della durata del contratto di lavoro in corso e, comunque, non oltre la prevedibile data di passaggio del lavoratore dipendente in quiescenza. Insomma, la finanziaria ha erogato prestiti che non poteva erogare a norma di legge.

Le norme che regolano la sola cessione dello stipendio (in particolare l'articolo 43 del DPR numero 180/1950, come successivamente modificato) prevedono sì, che nel caso di una non prevedibile cessazione dal servizio prima che sia estinta la cessione, l'efficacia di questa si estende di diritto sulla pensione o sullo stipendio percepito dal lavoratore presso il nuovo datore di lavoro, ma dispone altresì che la quota da trattenere non possa eccedere il quinto della retribuzione mensile.

Per il prestito delega il discorso è diverso. Il creditore non ha alcun diritto di perpetuare il rimborso del debito residuo relativo al prestito delega attraverso l'INPS, nè L'INPS ha l'onere di effettuare alla fonte il rimborso alla finanziaria che aveva, a suo tempo, erogato il prestito delega. Il debito residuo va regolato con versamenti diretti dal debitore al creditore, senza alcuna intermediazione.

Il suggerimento è quello di muoversi su due fronti: da un lato contattando il creditore e chiedendo una rimodulazione dell'importo delle rate che tengano conto della diminuzione del reddito mensile percepito. Dall'altro chiedendo all'INPS su quali basi giuridiche trattiene mensilmente le quote che versa al creditore in misura superiore al quinto della pensione per quel riguarda la precedente cessione del quinto dello stipendio. E, su quali basi giuridiche trattiene mensilmente le quote che versa al creditore come rimborso al precedente prestito delega.

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