Ludmilla Karadzic

Nel momento in cui il soggetto noto all'anagrafe italiana come X in epoca antecedente all'emigrazione, decidesse di rientrare in Italia e richiedesse la cittadinanza italiana per la moglie straniera, il riconoscimento del matrimonio celebrato all'estero ed il cambio di cognome in Y – in conformità a quanto disposto dall'articolo 24 della legge 31 maggio 1995, numero 218, che sancisce il diritto di X ad ottenere il cognome Y ove previsto dalla normativa del paese estero in cui X si è sposato ed ha la cittadinanza – l'ufficiale d'anagrafe modificherebbe in Y le generalità del soggetto X, ed annoterebbe comunque il legame storico esistito fra Y ed X.

Il cambio di generalità sarebbe comunque ricostruibile in seguito ad una attenta e scrupolosa attività di indagine. Del legame fra X ed Y resterebbe traccia indiretta, anche se solo in un'annotazione anagrafica collegata alla chiave Y. In pratica sarebbe difficile, ma non impossibile, risalire da X ad Y.

Tutto questo, senza entrare nel merito dell'eventuale intervenuta prescrizione del credito e della convenienza economica da parte del creditore di effettuare ancora, dopo tanti anni, ricerche anagrafiche, e per di più specifiche, sull'ormai "scomparso" debitore X.

Per non incorrere in problemi, converrebbe comunque adottare un regime economico patrimoniale di separazione dei beni in seno alla famiglia, annotarlo sull'atto di matrimonio trascritto in Italia e procedere solo successivamente all'acquisto dell'immobile, intestandolo al coniuge non debitore.

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