Annapaola Ferri

Prendo atto della sua buona fede e mi scuso per il sospetto.

Certamente, trattare un accordo senza essere psicologicamente coinvolti è un vantaggio: ma bisogna avere la fortuna (come sempre è necessario nella vita) di incontrare un professionista serio, competente, che si faccia pagare il giusto e che non millanti l'impossibile, prospettando tutte le reali difficoltà a cui si va incontro.

Molto difficile, se non altro perché quel professionista, ammesso che esista, si accorgerebbe ben presto che il cliente non vuol sentire questo tipo di discorsi, che vuole certezze, che preferirebbe qualcuno introdotto, magari capace di ungere un tantinello le ruote ... Insomma, per farla breve, quel professionista capirebbe ben presto che se non cambia registro resta senza clienti.

Con Equitalia e con l'Erario, poi, non c'è trattativa da condurre. E, onestamente, non capisco neanche perché lei si rammarichi tanto di non aver conosciuto un esperto in tempo utile. Quello che le è accaduto era inevitabile: se avesse avuto la disponibilità economica avrebbe pagato le cartelle esattoriali e non sarebbe caduto nella trappola della compensazione coattiva. Saperlo adesso, o qualche tempo addietro, non avrebbe fatto alcuna differenza. A meno che lei non abbia speso in donne, gioco e champagne l'importo con cui avrebbe potuto saldare i conti con Equitalia.

Per finire, concordo con lei: l'opzione più sensata è quella di affidarsi al supporto di un'associazione di consumatori. Ma anche qui, bisogna scremare con cura: molte di esse esistono solo per spillare finanziamenti allo Stato, ma dei consumatori debitori, e dei problemi che li attanagliano, non è che gli interessi più di tanto.

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