Annapaola Ferri

Negli ultimi anni sono andati in onda tanti spot pubblicitari: grazie alle finanziarie, abbiamo visto avvenenti e dolcissime operatrici del settore proporre rate che nel corso del rimborso potevano ridursi in ragione delle esigenze sopravvenienti del debitore; le banche ci hanno subissato di messaggi nei quali emergeva la loro generosità: stai sereno, mutuatario (ancora non si era scoperto, grazie a Renzi, il significato autentico e la reale portata di questa frase) potrai sospendere fino a 18 mesi il pagamento delle rate del mutuo in caso di difficoltà. Anche i politici non sono stati da meno: i debitori sono ormai tantissimi e, votano: ed ecco la bufala della legge sulla liberazione dei debiti servita ai gonzi di turno su un piatto d'argento.

In effetti il consolidamento dei debiti, la formula in base alla quale puoi ridurre l'importo della rata allungando i tempi di rimborso è un miraggio. Quando davvero (molto raramente) è possibile effettuare l'operazione, gli interessi sono tali che il debito non riusciranno a pagarlo nemmeno i pronipoti del debitore.

E la sospensione del pagamento delle rate del mutuo? Ormai chiunque voglia augurare il peggior male possibile a qualcuno, spera semplicemente che possa essergli concessa la sospensione dalle banche. Il che significa che la famiglia del debitore deve essere stata falcidiata dal cancro (i superstiti non devono essere più di due), i componenti superstiti tutti licenziati e costretti a passare dalla Caritas per un pasto caldo.

Poi Monti ci ha propinato la legge sul sovraindebitamento: puoi raggiungere un concordato con i creditori ed ottenere la liberazione dai debiti per iniziare una nuova vita. Peccato che, per essere ammessi al beneficio non bastano requisiti oggettivi (sarebbe stato sufficiente fissare un valore di soglia per il rapporto debito/redditi), ma occorre che almeno il 70 per cento dei creditori siano d'accordo. E quando mai, si sono visti lupi famelici avere pietà della preda ormai agonizzante?

La realtà è una sola: il debitore sovraindebitato è solo. Deve ricorrere agli espediente più squallidi per sopravvivere. Certo, molte volte il sovraindebitamento nasce da errori di valutazione: la pretesa di voler condurre una vita al di sopra delle proprie possibilità grazie a mutui, prestiti, carte di credito e revolving. Ma, questo, non giustifica l'entità della pena che è costretto a scontare: una vita infernale fino all'ultimo dei suoi giorni, in un'epoca in cui l'ergastolo non viene inflitto nemmeno al più spietato fra gli assassini. Almeno, al debitore sovraindebitato in ultima istanza, nullatenente e ormai ridotto alla fame, andrebbe concessa un'attenuante. La società, il sistema, non è immune da colpe: il consumismo sfrenato del tipo usa e getta, il concetto secondo il quale se non possiedi l'ultimo modello di iphone non sei nessuno, il compra oggi e paga domani in comode rate, il culto per l'inutilità e l'effimero sono i capisaldi del pensiero dominante, gocce di veleno instillate nell'individuo fin dai primi vagiti in culla.

E bisognerebbe concedere, al sovraindebitato cronico in fase conclamata, ma soprattutto alla sua famiglia, una seconda chance: poter ricominciare da zero una nuova vita, senza il peso di debiti che non potrà mai soddisfare se solo vuole sopravvivere.

Tutto questo non avviene e, noi siamo qui per dare un consiglio, quando è possibile, finalizzato non ad indicare soluzioni miracolistiche, che non esistono, ma almeno ad aiutare il sovraindebitato a tirare avanti e a non commettere altri irrimediabili errori, tipo la richiesta di un mutuo di ristrutturazione con garanzia ipotecaria ed altre amenità del genere: non si pagano i debiti con altri debiti, anche considerando che la banca, per concedere il prestito, iscriverebbe ipoteca e, prima o poi, addio, comunque, alla casa.

Diciotto mesi non bastano per costringere gli attuali creditori (e, creda, son già troppi) a concordare una soluzione a saldo stralcio e ciascuno dei debiti da cui lei è onerato è sufficiente per iscrivere ipoteca giudiziale e/o per avviare un'azione di recupero coattivo attraverso l'espropriazione dell'immobile. Come scrivevamo appena sopra, la casa di proprietà non è un lusso che un sovraindebitato possa concedersi. Ne prenda atto.

Deve pagare tutto quanto, con rassegnazione e sacrificio, fino a quando non sarà in grado di vendere la casa. Il ricavato andrà depositato sul conto corrente del coniuge, in separazione dei beni, o di altro soggetto di fiducia. Poi, avrà il coltello dalla parte del manico ed il tempo come amico: soluzioni concordate per ciascun debito imposte, nelle modalità di rimborso e nell'importo, esclusivamente da lei ed un'unica opzione per il creditore: prendere o lasciare.

I creditori che riterranno di portare il contenzioso nelle aule del tribunale, dovranno accontentarsi, tutti insieme, del 20% del suo stipendio netto. Si tratta di un consolidamento del debito che nessun creditore potrebbe offrirle, anche considerando le spese legali che andranno a gravare sul debito nominale.

Non c'è altro. E mi raccomando: conti solo su se stesso e lasci stare le favole che ascolta alla tv di stato o che legge sulla stampa di regime.

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