Ludmilla Karadzic

Per il mancato pagamento di un assegno, sia esso dovuto a difetto di provvista o ad emissione in mancanza di autorizzazione, non sussistono implicazioni di carattere penale.

Come lei ben sa, una volta effettuata la segnalazione in CAI, consegue, per il soggetto segnalato, la revoca di ogni autorizzazione all'emissione di assegni bancari o postali per un periodo di sei mesi, nonché il divieto, per qualunque banca e ufficio postale, di stipulare nuove convenzioni di assegno con lo stesso soggetto e di pagare gli assegni da lui tratti, anche se emessi nei limiti della provvista.

Ora Poste Italiane, per rendere effettiva la sanzione, ha annullato i moduli di assegno che facevano parte del carnet in suo possesso al momento in cui è stata effettuata la segnalazione.

Se uno degli assegni in parola fosse stato da lei tratto e presentato dal beneficiario ad un qualsiasi sportello bancario o postale, durante i sei mesi in cui era attiva la revoca di sistema, l'assegno sarebbe stato protestato perché emesso in mancanza di autorizzazione.

Poiché, invece, l'assegno è stato emesso e presentato dopo la scadenza dei sei mesi di revoca, ciò ha comportato il semplice annullamento. Il portatore, con il titolo annullato dalle poste, avrebbe potuto pretendere da lei il pagamento e, in caso di suo inadempimento, procedere con il precetto. Ma, a quanto lei riferisce, il beneficiario dell'assegno è stato già soddisfatto tramite bonifico bancario.

L'increscioso episodio dovrebbe chiudersi qui, per quanto riguarda l'assegno annullato con l'ulteriore raccomandazione di chiedere un nuovo carnet a Poste Italiane. Invece, per quel che attiene l'assegno che ha originato l'iscrizione in CAI dovrà aspettarsi, prima o poi, la notifica della sanzione pecuniaria irrogata dal Prefetto, che si aggiungerà a quella da lei già scontata (sei mesi di revoca di sistema ed iscrizione del nominativo in CAI).

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