Annapaola Ferri

La Corte di cassazione, nella sentenza numero 16200/14 ritiene fondato il ricorso quando nella cartella di pagamento non appare la ricostruzione esatta degli importi pretesi il cui onere spetta all'ufficio.

Ancora i giudici di piazza Cavour, nella sentenza numero 4516/12 si sono espressi per la nullità dell'atto se nella cartella viene riportata solo la cifra globale degli interessi dovuti, senza l'indicazione di come si è arrivati a tale calcolo, non specificando le singole aliquote prese a base delle varie annualità.

Tuttavia, c'è anche da rilevare che, per giurisprudenza consolidata nel caso di mera liquidazione dell'imposta sulla base dei dati forniti dal contribuente medesimo nella propria dichiarazione, nonché qualora vengano richiesti interessi e sovrattasse per ritardato od omesso pagamento, il contribuente si trova già nella condizione di conoscere i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della pretesa fiscale, con l'effetto che l'onere di motivazione può considerarsi assolto dall'Ufficio mediante mero richiamo alla dichiarazione medesima (Ex multis ordinanza numero 5329/12).

E, dunque, posto che in giurisprudenza non esiste una linea netta di discrimine fra motivazioni giuste o ingiuste per l'impugnazione di una cartella di pagamento del tipo, per intenderci, bianco o nero, ma che sussistono ampie aree di grigio, il suggerimento è quello di affidarsi ad esperti del settore (sempre che l'importo iscritto a ruolo sia tale da giustificare le spese di consulenza) che possano valutare, anche approfondendo la documentazione prodromica alla notifica della cartella esattoriale, se ricorrano gli estremi per una impugnazione che presenti accettabili margini di successo.

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