Annapaola Ferri

Quella attuale è una fase iniziale in cui, attraverso operatori interni o con affidamento in gestione (i sedicenti avvocati) la finanziaria erogatrice del prestito tenta di sollecitare il debitore al pagamento, anche con minacce di escussione coattiva (del tipo passeremo la pratica al solito ufficio legale che non c'è) e martellanti telefonate.

Se il debito è particolarmente rilevante ed il debitore è, ad esempio, titolare di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, la finanziaria potrebbe anche decidere di avviare un'azione esecutiva finalizzata al pignoramento del quinto dello stipendio.

Due sono le strategie che il debitore, il quale non è assolutamente in grado di far fronte alle richieste di pagamento, può adottare.

La prima, più semplice ma meno proficua, è quella di inserire in black list i pochi numeri di cui il creditore dispone per i contatti con il debitore.

La seconda, più utile, richiede una buona dose di pazienza e la capacità di convincere il creditore che si sta attraversando un periodo temporaneo di disagio economico e che prima o poi i rimborsi saranno effettuati: fra un mese, due, tre e così via: l'obiettivo è quello di far passare il maggior tempo possibile prima che gli addetti interni al recupero classifichino la pratica come credito inesigibile.

E' a questo punto che la finanziaria vende il credito ad una società esterna. Per il debitore, dopo un periodo di quiete, inizia la solita tiritera, ma il più è fatto. Il nuovo creditore ha acquistato la pratica per pochi spiccioli, non ha assolutamente né tempo né voglia di affidarsi alle aule del tribunale ed è ben disposto a proporre o ad accettare una soluzione transattiva di saldo stralcio: cioè, in parole semplici, pochi euro, maledetti e subito.

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