Equitalia e l'aggio sulle cartelle: il quadro normativo

La riduzione dell'aggio era stata prevista dal decreto Salva Italia ( Dl 201/2011, articolo 10, comma 13-quater, convertito con la legge 214/2011) e dal Decreto Fare (articolo 52, comma 2, Dl 69/2013): un DM del Tesoro dovrebbe fissare ogni anno il rimborso dei costi fissi da corrispondere a Equitalia parametrato a somme iscritte a ruolo e interessi di mora, garantendo al contribuente oneri inferiori rispetto a quelli 2011.

Tuttavia, il decreto appena emanato attua altre misure (come la rateazione in dieci anni delle somme a ruolo) omettendo la riduzione dell'aggio.

Nel frattempo è intervenuta una norma dispending review (Dl 95/2012, articolo 5, comma 1) che ha diminuito l'aggio Equitalia dal 9 all'8% (comportando un onere di 50 milioni di euro per la società) prevedendo entro novembre 2012 un decreto per abbassare l'aggio fino a 4 punti percentuali, in relazione alla riduzione dei costi di funzionamento del gruppo Equitalia, al quale deve essere comunque assicurato il rimborso dei costi fissi di gestione risultanti da bilancio certificato.

Il problema è che, al momento, i costi fissi di Equitalia sono superiori a quello che l'agente della riscossione incassa dal balzello sulle cartelle esattoriali e la società non avrebbe possibilità ulteriori di contenere i costi.

Dal bilancio 2012 dell'agente della riscossione emergono costi fissi pari a 733,3 milioni di euro, mentre i ricavi da aggio sono pari a 594 milioni.

La società ritiene di aver fatto tutto il possibile per contenere i costi di gestione e di riscossione, evidentemente senza riuscirci.

La riduzione al 4% porterebbe a un vuoto di 200 milioni di euro.

In conclusione, il tema dell'aggio di Equitalia sarà rinviato a data da destinarsi.

Un giorno, si spera, il governo sceglierà di trattarlo.

18 novembre 2013 · Gennaro Andele

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