Il diritto di chiedere certificazioni anagrafiche di residenza per il rintraccio del debitore

Non esistono, a parere di chi scrive, dubbi sull'esistenza di un diritto a richiedere, ai competenti uffici dell'anagrafe, certificati di residenza anche da parte di società di recupero crediti.

A tal proposito la normativa di riferimento è il DPR numero 223/89 (Regolamento Anagrafico) che, all'articolo 33 prevede che “l'ufficiale di anagrafe rilascia a chiunque ne faccia richiesta, fatte salve le limitazioni di legge, i certificati concernenti la residenza e lo stato di famiglia.

Non si rientra, nel caso di specie,in una delle richiamate limitazioni di legge, per cui nulla osta a che un soggetto privato, nella fattispecie appunto una società di recupero crediti, richieda ed ottenga il rilascio del certificato di residenza relativo al debitore trasferito.

In particolare non è pertinente il richiamo di alcuni uffici alla normativa sulla privacy per giustificare l'imposizione di un diniego.

Il diritto alla riservatezza è regolato dalla legge numero 675 del 31 dicembre 1996 che, a partire dal 1 gennaio 2004 sarà sostituita dal decreto legislativo numero 196 del 30 giugno 2003 (Il codice in materia di protezione dei dati personali)

L'articolo 62 delle nuove disposizioni considera “di rilevante interesse pubblico, ai sensi degli articoli 20 e 21, le finalità relative alla tenuta degli atti e dei registri dello stato civile, delle anagrafi della popolazione residente in Italia e dei cittadini italiani residenti all'estero, e delle liste elettorali, nonché al rilascio di documenti di riconoscimento o al cambiamento delle generalità”.

Il riconoscimento dello status di rilevante interesse pubblico alle finalità connesse alla tenuta dei registri anagrafici, non comporta l'impossibilità di comunicare i dati relativi alla residenza di un soggetto, la cui natura è e rimane, indiscutibilmente, pubblica, vale a dire conoscibile da chiunque.

L'articolo 20 del nuovo Codice in materia di protezione dei dati personali richiamato dalla precedente disposizione, al comma 2° sottolinea che “nei casi in cui una disposizione di legge specifica la finalità di rilevante interesse pubblico, ma non i tipi di dati sensibili e di operazioni eseguibili, il trattamento è consentito solo in riferimento ai tipi di dati e di operazioni identificati e resi pubblici a cura dei soggetti che ne effettuano il trattamento, in relazione alle specifiche finalità perseguite nei singoli casi e nel rispetto dei principi di cui all'articolo 22, con atto di natura regolamentare adottato in conformità al parere espresso dal Garante ai sensi dell'articolo 154, comma 1, lettera G) anche su schemi tipo”.

In sostanza, l'attribuzione di rilevante interesse pubblico ai trattamenti di cui ci si occupa, implica solamente, e in una forma discutibilmente vuota di contenuti nel nuovo dispositivo normativo, un richiamo al già citato Regolamento Anagrafico che, come già evidenziato in precedenza, non pone nessun ostacolo al rilascio dei certificati di residenza da chiunque richiesti.

Problema più delicato, senza dubbio, è quello che coinvolge la ricerca di dati anagrafici di un soggetto che abbia trasferito la propria residenza in un Comune diverso da quello presso il quale viene prodotta la domanda.

In questo caso non si rientra più nella fattispecie prevista dal comma primo dell'articolo 33 (rilascio di certificati di residenza) perché il rilascio è consentito solo all'anagrafe presso cui un soggetto ha, in quel preciso momento, iscritta la propria residenza.

A risolvere la questione interviene il secondo comma del citato articolo 33 del Regolamento Anagrafico che chiarisce che ogni altra posizione desumibile dagli atti anagrafici, ad eccezione delle posizioni previste dal comma 2 dell'articolo 35, può essere attestata o certificata, qualora non vi ostino gravi o particolari esigenze di pubblico interesse, dall'ufficiale di anagrafe d'ordine del sindaco.

In conclusione e nel rispetto di tale previsione normativa, le anagrafi sono autorizzate, in risposta a motivata domanda da chiunque proveniente, a comunicare quanto in loro possesso, ovverosia non l'indirizzo esatto del trasferito, bensì il Comune di emigrazione.

In proposito, però, la Circolare numero 11 del 2003 del Ministero dell'Interno ha creato seri problemi di applicazione della Regolamento Anagrafico.

Tale Circolare, nata in risposta ad un quesito per alcuni versi analogo al presente, posto da numerosi Studi Legali al competente Ministero, si conclude come segue:

In conseguenza di tanto e tenuto conto della natura pubblica degli atti anagrafici, si è dell'avviso che allorquando venga prodotta un'istanza proveniente da studi legali, nella quale venga rappresentata la necessità di notificare un atto processuale, potranno essere fornite, ad un soggetto munito di idonea delega, le informazioni relative soltanto al luogo di emigrazione.

Sulla base di ciò, numerose anagrafi si sono sentite autorizzate a negare la comunicazione del luogo di emigrazione della persona trasferita a soggetti privati diversi dagli Studi Legali.

In realtà, ritengo che il suddetto rifiuto non sia legittimo né trovi alcuna giustificazione nel testo della citata Circolare Ministeriale.

La Circolare, infatti, è il frutto di un'istanza posta da Studi Legali e per questo ad essi si riferisce nelle proprie conclusioni.

In estrema sintesi, il problema - proprio per gli Studi Legali - derivava, come chiarito dalla stessa Circolare, dall'esigenza di notificare atti giudiziari a soggetti trasferiti in un domicilio sconosciuto ex articolo 143 codice di procedura civile

Il ricorso allo strumento previsto dall'articolo 143 codice di procedura civile è, però, un'ultima ratio alla quale giungere solo dopo avere esperito tutti i tentativi, secondo l'ordinaria diligenza, per reperire l'esatto indirizzo della persona cui notificare l'atto.

Per questa ragione il Ministero ha voluto chiarire, agli Studi Legali, che non poteva ad essi consentirsi il ricorso all'articolo 143 codice di procedura civile senza prima aver espletato tutte le indagini consentite dalla legge e tra queste, indubbiamente, la richiesta di comunicazione del luogo di emigrazione del soggetto da questi ricercato.

La Circolare numero 11 del 2003, però, si presta, in effetti, all'equivoco per cui solo agli Studi Legali sarebbe consentito di conoscere questo tipo di dati anagrafici.

Questo tipo di interpretazione restrittiva sarebbe, però, palesemente illegittima per le seguenti ragioni.

In tal modo la Circolare si troverebbe in evidente contrasto con una norma di grado superiore quale il citato comma 2° dell'articolo 33 del Regolamento Anagrafico: ogni altra posizione desumibile dagli atti anagrafici, ad eccezione delle posizioni previste dal comma 2 dell'articolo 35, può essere attestata o certificata, qualora non vi ostino gravi o particolari esigenze di pubblico interesse, dall'ufficiale di anagrafe d'ordine del sindaco.

In secondo luogo, il rispetto di tale contestata interpretazione creerebbe un'ingiustificabile disparità di trattamento tra Studi Legali ed altri soggetti privati assente della benché minima sponda all'interno del nostro Ordinamento

Per una efficace soluzione del problema si suggerisce, ad ogni modo, di promuovere un'interrogazione direttamente al Ministero degli Interni al fine di ottenere una interpretazione autentica della propria circolare, posto che, in mancanza, molte anagrafi continueranno ad imporre il loro, pur ingiustificato diniego.

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  • maria 22 settembre 2009 at 15:19

    desidererei avere informazioni su come non pagare i bolli

    dell'auto degli anni addietro l'equitalia vuole mettermi il fermo dell'auto che ho attualmente è legale? esiste
    una tutela a questa ingiustizia? Grazie

    • c0cc0bill 22 settembre 2009 at 16:20

      Le informazioni che lei fornisce non consentono di esaminare la situazione.

      Se ha ricevuto cartelle esattoriali e non ha opposto ricorso nei termini, adesso è esposta a procedure di riscossione coattiva come il fermo auto.

      Sia più precisa, per favore, e comunque inserisca il quesito in questo forum.

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