Rinegoziazione di Stato

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La caratteristica comune ai tre strumenti che abbiamo sopra analizzato è quella di essere volontaria.
Le parti (cliente e banca) scelgono di fare l'operazione se la ritengono conveniente. Le nuove norme sulla concorrenza nel mercato dei mutui hanno ridotto gli ostacoli che consentono di scegliere una nuova banca, ma la nuova banca, ovviamente, deve avere convenienza ad erogare il mutuo.
Nel caso della rinegoziazione-di-stato, tutte le banche che aderiscono sono obbligate a eseguire la rinegoziazione per i clienti che lo richiedono perfino se questi sono cattivi pagatori. Non c'è quindi contrattazione alcuna.

Ma vediamo il funzionamento in dettaglio. L'accordo in oggetto prevede la possibilità per chiunque abbia sottoscritto un mutuo a tasso variabile (finalizzato all'acquisto, costruzione o ristrutturazione dell'abitazione principale anteriormente al 29 Maggio 2008) di chiedere alla banca di fissare la rata del mutuo al valore medio che questa aveva nel corso del 2006, per tutta la durata residua del mutuo. La differenza fra la vecchia e la nuova rata viene pagata attraverso un nuovo finanziamento accessorio che prevede un tasso fisso pari all'irs a 10 anni + uno spread variabile fino ad un massimo di uno 0,5% (ad oggi, circa il 5,5%).
L'operazione produce sicuramente una riduzione della rata in termini finanziari (cioè tiro fuori meno soldi) ma da un punto di vista economico (costo totale per interessi) costituisce un aggravio di costi!
La misura dell'aumento degli interessi complessivi dipende dall'andamento futuro dei tassi d'interessi. Supponendo che il tasso di riferimento rimanga invariato fino alla scadenza avrò sicuramente i seguenti effetti:
- Aumento del costo totale del mutuo per interessi;
- Aumento della durata del mutuo.

Facciamo un esempio pratico e ipotizziamo 2 scenari circa l'andamento futuro dei tassi.

Supponiamo di avere un mutuo a tasso variabile indicizzato all'Euribor 6 mesi + 1,7 % con debito residuo pari a 100.000 euro e durata residua pari a 20 anni. Supponiamo che la rata attuale sia pari a 750 euro e che la rata media del 2006 fosse pari a 650 euro.

Si potranno verificare i seguenti scenari :

A) Se ipotizziamo che i tassi di interesse non varieranno fino a scadenza il mio debito aumentera" di 100 euro al mese per 20 anni, cioè di 24000 che io andrò a rimborsare con interessi (irs 10 anni + 0,5%) allungando la durata del mutuo di circa sei anni per un costo aggiuntivo complessivo di circa 27.000 euro!;
B) Se ipotizziamo che i tassi di interesse tornino al livello del 2006 molto rapidamente (nel giro di un anno) e restino così fino a scadenza, la mia rata andrà a circa 650 euro al mese. Il debito aggiuntivo sarà di circa 600 euro da rimborsare con interessi (al tasso irs 10 anni + 0,5%) allungando il mutuo di pochissime rate.
Naturalmente, questi due scenari sono solo esempi, abbastanza estremi, di quello che potrà verificarsi. Probabilmente la verita" starà nel mezzo.
E' importante ribadire che con questa rinegoziazione non si sta portando il mutuo da tasso variabile a tasso fisso (come qualcuno ha detto), bensì da tasso e rata variabile a tasso variabile e rata fissa. Coloro che fossero molto preoccupati di un ulteriore aumento dei tassi (non ci azzardiamo minimamente a fare alcuna previsione) devono sapere che in uno scenario di aumento dei tassi non solo non sarebbero protetti da questa rinegoziazione, ma subirebbero in maniera aggravata il danno perché il finanziamento accessorio sarebbe sempre più ampio e pagherebbero interessi su interessi.

Qualcuno ha sostenuto che se i tassi scendessero rapidamente e rimanessero bassi con questa rinegoziazione non si pagherebbe alcun costo. Falso! Affinchè non si paghi alcun costo si dovrebbe realizzare l'ipotesi (assurda) che i tassi ritornino immediatamente (cioè già dalla prima rata) al livello del 2006. In questo modo il finanziamento accessorio non si accenderebbe mai. Ciò è evidentemente impossibile (perché non si può ipotizzare una diminuzione di diversi punti percentuali dei tassi in poche settimane). Nel momento in cui si accede al finanziamento (anche per poche rate) si dovranno pagare degli interessi aggiuntivi. Magari, in uno scenario di rapida discesa dei tassi a livelli molto bassi (anche più bassi di quelli del 2006) si potrebbe verificare l'ipotesi che il finanziamento accessorio venga rimborsato prima della scadenza originaria del mutuo e che quindi la durata del mutuo non si allunghi. Anche in questa ipotesi (estremamente favorevole) il totale degli interessi pagati sarebbe comunque maggiore rispetto al contratto originario.

Considerate le caratteristiche di questa rinegoziazione-di-stato, ribadiamo che questa ipotesi è da prendere in considerazione solo ed esclusivamente da coloro che si trovano in gravi difficoltà economiche ed hanno un estremo bisogno di abbassare la rata, pur sapendo che in tal modo aumenteranno i costi complessivi del mutuo.

Fonte normativa: D.l. 93/2008 articolo 3 e Convenzione Ministero Economia-ABI del 19/6/08 (testo riportato tra i link utili).

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