Processo tributario e conciliazione giudiziale - Analisi delle modifiche apportate in base alla delega governativa

Con la legge delega (23/2014) conferita al governo, l'esecutivo ha modificato e integrato le norme riguardanti la conciliazione giudiziale nel contenzioso tributario. Infatti, tra i criteri direttivi della legge delega c'era quello di rafforzamento e razionalizzazione dell'istituto della conciliazione nel processo tributario, allo scopo di superare la criticità legata allo scarso utilizzo di tale istituto e anche a fini di deflazione del contenzioso con particolare riguardo ai contribuenti nei confronti dei quali sono configurate violazioni di minore entità.

Nell'ambito delle modifiche introdotte, le più rilevanti riguardano:

  1. l'estensione dell'ambito di applicazione dell'istituto al secondo grado di giudizio;
  2. l'individuazione di un diverso momento di perfezionamento della conciliazione e di nuove regole per il pagamento delle somme dovute;
  3. la determinazione del beneficio consistente nella riduzione delle sanzioni, riformulata secondo modalità più favorevoli al contribuente.

Una prima rilevante novità, dunque, è rappresentata dalla possibilità di conciliare anche le liti che si trovano nella fase di appello e non solo, come accadeva sotto la previgente disciplina, le controversie tributarie pendenti nel primo grado di giudizio.

L'altra novità riguarda la possibilità di conciliare anche le controversie che ricadono nell'ambito di applicazione dell'istituto del reclamo/mediazione, cioè le cause tributarie di valore non superiore a ventimila euro, oppure relative ad operazioni catastali, instaurate a seguito di rigetto dell'istanza di reclamo ovvero di mancata conclusione dell'accordo di mediazione.

Nella nuova formulazione delle regole che disciplinano la conciliazione giudiziale è stato stabilito il principio secondo il quale il mancato pagamento delle somme dovute dal contribuente conduce alla iscrizione a ruolo del nuovo credito derivante dall'accordo stesso e all'applicazione del conseguente regime sanzionatorio per l'omesso versamento.

In altri termini, adesso, l'accordo conciliativo, da un lato legittima l'iscrizione a ruolo del nuovo credito vantato dall'Amministrazione, dall'altro, qualora sia l'Amministrazione stessa a non dare esecuzione al pagamento di quanto concordato, legittima il contribuente ad esperire l'azione esecutiva davanti al giudice ordinario, analogamente a quanto previsto nella disciplina del reclamo/mediazione.

Il versamento delle intere somme dovute o, in caso di versamento rateale, della prima rata, va effettuato entro venti giorni dalla data di sottoscrizione dell'accordo, per la conciliazione fuori udienza, o di redazione del processo verbale, per la conciliazione in udienza.

E' ammessa la possibilità di pagamento in forma rateale delle somme dovute, in un massimo di otto rate trimestrali di pari importo o in un massimo di sedici rate trimestrali se le somme dovute superano i cinquantamila euro. Sull'importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi calcolati dal giorno successivo al termine di versamento della prima rata.

6 gennaio 2016 · Loredana Pavolini

Richiedi assistenza gratuita sugli argomenti trattati nell'articolo

Richiedi assistenza gratuita o ulteriori informazioni su processo tributario e conciliazione giudiziale - analisi delle modifiche apportate in base alla delega governativa.

Commenti e domande dei lettori

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima autenticarti cliccando qui. Potrai anche utilizzare le icone posizionate in basso nel pannello di registrazione, che ti consentiranno l'accesso diretto con un account Facebook, Google+ o Twitter.