Sospensione della riscossione durante la fase di mediazione tributaria

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La presentazione del reclamo non comporta la sospensione automatica dell'esecuzione dell'atto impugnato.

Tuttavia, anche nell'ambito del procedimento amministrativo disciplinato dall'articolo 17-bis del decreto legislativo numero 546 del 1992, per sua natura funzionale al riesame ed eventuale rideterminazione della pretesa, il contribuente può chiedere la sospensione degli effetti dell'atto.

Quando le eccezioni sollevate nell'istanza non appaiono infondate, la Direzione può dunque concedere, su istanza formulata contestualmente all'atto introduttivo del procedimento di mediazione, ovvero separatamente, la formale sospensione, in tutto o in parte, dell'esecuzione dell'atto in presenza del richiamato presupposto.

Il periodo di sospensione degli effetti dell'atto non può comunque protrarsi oltre il tempo necessario alla conclusione della fase di mediazione.

modello di reclamo per la mediazione tributaria obbligatoria
modello di reclamo

8 aprile 2012 · Rosaria Proietti

Commenti e domande dei lettori

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  • Roberto Petrella 25 maggio 2012 at 06:13

    Relativamente al principio di economicità dell'azione amministrativa, la circolare, al par. 5.4.3., richiama l'art. 1, comma 1, della legge 241/90 sulla trasparenza e precisa che “Il principio di economicità va, quindi, inteso non solo come necessità di ottimizzazione economica delle risorse, ma altresì come ottimizzazione dei procedimenti, vale a dire come impegno a non gravare il procedimento amministrativo di oneri inutili e dispendiosi, cercando di realizzare una rapida ed efficiente conclusione della propria attività amministrativa, nel rispetto degli altri principi di legalità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza. Si tratta di criterio che sostanzialmente accompagna i precedenti, in quanto individua, in specialmodo a fronte di una scarsa sostenibilità della controversia, l'opportunità di procedere alla mediazione della pretesa tributaria. In tale valutazione va considerato anche il rischio di soccombenza nelle spese di lite”.

    Se la mediazione termina con esito positivo, cioè Ufficio e contribuente trovano un accordo, la stessa si perfeziona in modo analogo a quello della conciliazione giudiziale di cui all'art. 48 del D.Lgs. 546/92, cioè si sottoscrive l'accordo di mediazione; la procedura, però, non si perfeziona con la firma dell'accordo bensì si perfeziona con il pagamento dell'intero importo dovuto o della prima rata, da effettuarsi entro il ventesimo giorno successivo alla firma dell'accordo di mediazione. In caso di intervenuto accordo il contribuente, al pari della conciliazione giudiziale, beneficia della riduzione delle sanzioni al 40% pertanto le somme dovute saranno pari al 100% delle imposte determinate sulle maggiori basi imponibili oggetto dell'accordo (che potrebbero essere anche le stesse risultanti dall'atto impugnato se l'Ufficio non ha concesso alcuna rideterminazione della pretesa) e del 40% delle sanzioni irrogate. Il pagamento delle somme dovute può avvenire in unica soluzione o in massimo 8 rate trimestrali di pari importo (trattandosi di controversie di importo fino a 20.000 euro non è possibile il pagamento in un massimo di 12 rate trimestrali di pari importo, previsto se le somme dovute superano i 50.000 euro).

    In caso di rateazione delle somme il contribuente non deve prestare alcuna garanzia ma deve mantenere l'impegno preso; in caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate successive alla prima, infatti, l'Ufficio provvede all'iscrizione a ruolo delle residue somme dovute e della sanzione del 60% sul residuo importo ancora dovuto a titolo di tributo (cioè la sanzione del 30% ex art. 13 D.Lgs. 471/97 applicata in misura doppia). Precisa correttamente la circolare 9/E/12 che “la cartella di pagamento, emessa in caso di mancato versamento di una delle rate successive alla prima, può essere impugnata solo per vizi propri”. La circolare 41/E/2011, par. 4, ha consentito al contribuente la facoltà di regolarizzare mediante il c.d. ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/97) il mancato pagamento di una rata entro il termine di scadenza della rata successiva al fine di non perdere il beneficio della rateazione.

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