Ricorso a cartella esattoriale e mediazione tributaria

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Si ritiene che trovi applicazione al procedimento di mediazione anche il disposto dell'articolo 19, comma 3 del decreto legislativo numero 546 del 1992, in base al quale "La mancata notifica di atti autonomamente impugnabili, adottati precedentemente all'atto notificato (come, appunto, la cartella esattoriale) ne consente l'impugnazione unitamente a quest'ultimo".

Pertanto, anche le  avvertenze aggiornate della cartella esattoriale riepilogano le linee generali del nuovo istituto precisando a chiare lettere come in presenza di iscrizioni a ruolo di valore non superiore a ventimila euro non sia più possibile fare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale senza aver prima presentato l'istanza di reclamo all'Agenzia delle entrate che ha effettuato l'iscrizione a ruolo stessa.

Ciò comporta che il contribuente, qualora intenda impugnare con la cartella esattoriale, anche un atto presupposto adottato dall'Agenzia delle entrate, del quale affermi la mancata precedente notifica, è tenuto ad osservare preliminarmente la disciplina introdotta dall'articolo 17-bis del decreto legislativo numero 546 del 1992 e, quindi, a presentare l'istanza di mediazione.

Dunque, la cartella esattoriale può essere oggetto di reclamo-mediazione solo per vizi relativi al ruolo dal quale trae origine e non per vizi suoi propri. In altre parole deve essere seguita la procedura di reclamo-mediazione per l'omessa notifica di un atto fra quelli precedentemente indicati emessi dall'Agenzia delle Entrate, cui segue la notifica della cartella esattoriale. La procedura di reclamo-mediazione non è invece percorribile per una errata notifica della cartella esattoriale. In questo caso, infatti, la controparte non è più l'Agenzia delle Entrate bensì il concessionario della riscossione (Equitalia).

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  • Roberto Petrella 25 maggio 2012 at 06:13

    Relativamente al principio di economicità dell'azione amministrativa, la circolare, al par. 5.4.3., richiama l'art. 1, comma 1, della legge 241/90 sulla trasparenza e precisa che “Il principio di economicità va, quindi, inteso non solo come necessità di ottimizzazione economica delle risorse, ma altresì come ottimizzazione dei procedimenti, vale a dire come impegno a non gravare il procedimento amministrativo di oneri inutili e dispendiosi, cercando di realizzare una rapida ed efficiente conclusione della propria attività amministrativa, nel rispetto degli altri principi di legalità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza. Si tratta di criterio che sostanzialmente accompagna i precedenti, in quanto individua, in specialmodo a fronte di una scarsa sostenibilità della controversia, l'opportunità di procedere alla mediazione della pretesa tributaria. In tale valutazione va considerato anche il rischio di soccombenza nelle spese di lite”.

    Se la mediazione termina con esito positivo, cioè Ufficio e contribuente trovano un accordo, la stessa si perfeziona in modo analogo a quello della conciliazione giudiziale di cui all'art. 48 del D.Lgs. 546/92, cioè si sottoscrive l'accordo di mediazione; la procedura, però, non si perfeziona con la firma dell'accordo bensì si perfeziona con il pagamento dell'intero importo dovuto o della prima rata, da effettuarsi entro il ventesimo giorno successivo alla firma dell'accordo di mediazione. In caso di intervenuto accordo il contribuente, al pari della conciliazione giudiziale, beneficia della riduzione delle sanzioni al 40% pertanto le somme dovute saranno pari al 100% delle imposte determinate sulle maggiori basi imponibili oggetto dell'accordo (che potrebbero essere anche le stesse risultanti dall'atto impugnato se l'Ufficio non ha concesso alcuna rideterminazione della pretesa) e del 40% delle sanzioni irrogate. Il pagamento delle somme dovute può avvenire in unica soluzione o in massimo 8 rate trimestrali di pari importo (trattandosi di controversie di importo fino a 20.000 euro non è possibile il pagamento in un massimo di 12 rate trimestrali di pari importo, previsto se le somme dovute superano i 50.000 euro).

    In caso di rateazione delle somme il contribuente non deve prestare alcuna garanzia ma deve mantenere l'impegno preso; in caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate successive alla prima, infatti, l'Ufficio provvede all'iscrizione a ruolo delle residue somme dovute e della sanzione del 60% sul residuo importo ancora dovuto a titolo di tributo (cioè la sanzione del 30% ex art. 13 D.Lgs. 471/97 applicata in misura doppia). Precisa correttamente la circolare 9/E/12 che “la cartella di pagamento, emessa in caso di mancato versamento di una delle rate successive alla prima, può essere impugnata solo per vizi propri”. La circolare 41/E/2011, par. 4, ha consentito al contribuente la facoltà di regolarizzare mediante il c.d. ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/97) il mancato pagamento di una rata entro il termine di scadenza della rata successiva al fine di non perdere il beneficio della rateazione.

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