Ricchi di debiti

Alcuni ne parlano, eppure sono una minoranza. Altri lo avvertono, si sentono a disagio, inadeguati e depressi, però non ne comprendono le ragioni. Eppure il problema è uno soltanto, ossia il nostro folle stile di vita, completamente in funzione delle esigenze del capitalismo spinto. Non siamo più esseri umani, ma solo consumatori. Esistiamo in funzione di produrre per comprare, comprare anche e soprattutto ciò che è inutile, superfluo e a volte addirittura brutto, perché così ci è stato imposto dall'alto, in maniera subdola, strisciante, progressiva.

Le oligarchie politico-economiche che ci guidano ci hanno manipolati, sviliti, asserviti, ridotti a comparse in un mondo che ci sfugge, in un'esistenza che ci sfugge, nel vorticoso trascorrere di un tempo che non abbiamo più. E ciò è avvenuto e avviene tuttora attraverso l'uso sapiente dei mezzi di comunicazione, a partire dalla televisione, che nel corso degli anni hanno imposto gusti, tendenze, necessità fittizie, miti di plastica.

Dopo aver instillato in noi molti bisogni, ci hanno convinti che l'unico valore cui è giusto assoggettarsi è produrre, fare, muoversi continuamente. Ma “il produrre” non è premiato con stipendi adeguati, specialmente in Italia, e allora, pur di far consumare chi in realtà non ha i mezzi per farlo, hanno inventato una bella espressione, il “credito al consumo”, cioè hanno convinto i consumatori che è buono e giusto indebitarsi fino al midollo pur di far parte di questa decadente modernità, pur di illudersi di avere uno spazio in questo mondo convulso, pur di sentirsi “qualcuno” anche se siamo “nessuno”.

Il credito al consumo è un eufemismo per dire debito, e la maggior parte delle persone ha abboccato. Nonostante il tenore degli stipendi italiani, cioè bassi in rapporto alla media dei prezzi, tuttavia molti consumatori sono diventati intrepidi nel fare debiti, e a volte, in questo loro indulgere, persino arroganti. Non pochi accumulano debiti a ripetizione: la casa da 300000 euro, che naturalmente vale sì e no la metà di questa scandalosa cifra, l'automobile nuova fiammante, le vacanze al mare perché senza mare non è vacanza e poi ci si sente inferiori, i mobili nuovi perché bisogna mostrarli ad amici e parenti, il cellulare nuovo, il televisore al plasma. Si registrano bruschi cali di acquisti dei generi alimentari, che ovviamente sono di prima necessità, ma i negozi di cellulari sono sempre molto frequentati.

Come si è detto, spesso i sudditi sono persino arroganti, perché, gonfi di superbia, lieti di sentirsi pienamente inseriti nel Sistema, guardano con malcelato disprezzo quella minoranza che ha deciso di non allinearsi, di non sporcarsi, di non sottomettersi ai dettami fasulli della società dei consumi. E per questa minoranza la vita sta diventando sempre più dura, perché il Sistema soffoca, esclude e deride chi è “diverso”. Il diverso rischia l'isolamento.

Chi avrebbe mai pensato, in un passato recente, ad uno scenario di questo tipo? Chi avrebbe mai pensato che i debiti, da sempre considerati una vergogna, si sarebbero trasformati in un motivo di vanto? Ecco che allora si ritorna al punto di partenza: gli esseri umani non sono più tali, ma soltanto consumatori al servizio di un Sistema che, prima o poi, crollerà, perché non potrà andare avanti eternamente fondandosi sui debiti di cittadini progressivamente impoveriti.

Ma finché non saranno di fronte al fatto compiuto, finché non saranno pienamente investiti da una forte crisi, i consumatori continueranno a comportarsi così. Perché, in caso contrario, si sentirebbero “niente”, dal momento che, dentro se stessi, sono davvero ridotti a niente, senza vita interiore, a volte incapaci di soffermarsi a pensare autonomamente.

Il consumatore non ha il tempo per pensare, perché proprio il tempo gli è stato astutamente sottratto. E su questa terribile sottrazione si fonda il Sistema.

10 novembre 2007 · Antonio Scognamiglio

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