Pignoramento stipendi e pensioni - regole [Commento 49]

  • giosef 14 dicembre 2012 at 14:53

    Buongiorno, chiedevo delle informazioni e delle risposte alle mie domande in riferimento ad un pignoramento che mi è stato fatto sullo stipendio dal mese scorso da un privato per un fitto di un ex negozio che avevo in socio con altri 2 ragazzi.

    La mia Azienda è dal 2010 in AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA, il 2 Agosto 2010 furono consegnati i libri in tribunale e messi tutti a cassa integrazione straordinaria. Oggi l'azienda è ancora così con un commissario straordianario, si lavora ma 80 x 100 delle persone è a Cassa integrazione Straordinaria, di cui anche io effettuo una sorte di rotazione di cassa integrazione straordinaria.

    Ma l'azienda in questo stato poteva accettare il pignoramento? visto che non ho uno stipendio fisso e continuativo, visto che lavoro a volte una settimana, a volte 2 al mese? esiste qualche legge che poteva non accettare questa richiesta di pignoramento nei miei confronti visto lo stato della azienda? in comitanza con la situazione aziendale e quindi non un salario fisso, posso ribattere di aver un mutuo da pagare, 2 prestiti bancari da pagare, con un bimbo e una moglie che non lavora? Mi sa che il mio avvocato non si e fatto valere, anche se nulla toglie che in realtà questi soldi li dovremmo restituire, infine le chiedo nella stessa situazione l'altro mio socio lavora nella mia stessa azienda quindi stesse condizioni salarie, a lui non gli e stato pignorato, la differenza che lui e un anno che non lavora ed e a cassa integrazione costante, ma penso che il caso e simile e i diritti sono gli stessi.

    Spero di avere qualche risposta in merito e ringraziando anticipatamente

    Cordiali Saluti

    • Carla Benvenuto 14 dicembre 2012 at 20:21

      L'azienda è un terzo che ha un debito verso di lei. Non ha scelta. Deve adempiere al pignoramento ordinato dal giudice.

      Il giudice deve solo verificare che la quota pignorata non ecceda la metà dello stipendio percepito mensilmente dal debitore, che lo stipendio residuo non sia inferiore al minimo vitale (500 euro) e che la pretesa del creditore sia giustificata da documentazione probante. Non può entrare nel merito delle esigenze familiari del debitore, per quanto esse possano essere circostanziate e serie.

      Altrimenti il creditore potrebbe chiedere al Giudice di saldare egli stesso, di persona, il debito e poi mostrare verso il debitore tutta la comprensione e l'umanità che crede. Magari, accontentandosi del rimborso con un caffè al giorno, vita natural durante.

      Per quanto riguarda il suo ex socio, il fatto che lui non abbia subito ancora il pignoramento dello stipendio, è irrilevante. A parte l'esistenza di circostanze ostative peculiari, di cui potrei non essere a conoscenza, Il creditore è libero di escutere chi vuole.

      Mi spiace, ma le cose stanno così e non credo proprio che al suo avvocato possano essere attribuite responsabilità specifiche.

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