Pignoramento stipendi e pensioni - La legge finanziaria 2005 (311/2004)

La Finanziaria 2005 (legge 311/04) ha definitivamente equiparato le disposizioni relative alla pignorabilità degli stipendi privati e di quelli pubblici. Per questi ultimi ricordiamo che già da tempo è stata abolita la regola di assoluta impignorabilità a seguito di varie pronunce della Corte Costituzionale (sentenze numero 89/1987 e numero 878/1988).

In sostanza vige per tutti gli stipendi (nonchè le gratifiche, le pensioni, le indennità, i sussidi, etc) la regola generale secondo cui essi sono impignorabili ed insequestrabili salvo queste eccezioni:

1) se il debito riguarda alimenti dovuti per legge, è prevista la pignorabilità fino ad un terzo degli stipendi al netto di ritenute;

2) se il debito è verso lo Stato o altri enti o imprese da cui il debitore dipende, e riguarda il rapporto di impiego, è prevista la pignorabilità fino ad un quinto degli stipendi al netto di ritenute;

3) se il debito riguarda tributi dovuti allo Stato, alle Province o ai Comuni dall'impiegato o salariato, è prevista la pignorabilità fino ad un quinto degli stipendi dello stesso al netto di ritenute.

Se concorrono simultaneamente i casi 2 e 3 il pignoramento non può colpire una quota totale maggiore del quinto già detto, mentre se concorre anche il caso 1 il pignoramento non può colpire una quota maggiore della metà degli stipendi al netto di ritenute.

E' da precisare, per quanto previsto dal codice di procedura civile, che la quota oggetto di pignoramento è decisa dal presidente del Tribunale o da un giudice da questi delegato.

La Finanziaria 2005 ha quindi equiparato le disposizioni relative alla pignorabilità degli stipendi privati e di quelli pubblici. Ma non ha abrogato quanto disposto dall'articolo 545 del codice di procedura civile laddove sancisce che "... Le somme dovute dai privati a titolo di stipendio, di salario di altra indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego ... possono essere pignorate nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito".

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  • alcatraz71 5 giugno 2013 at 09:07

    Scusate, ma probabilmente non mi so spiegare.

    Ripeto, lo so che la prescrizione è di 10 anni per aprire ed accettare l'eredità. Ma io mi riferisco alla prescrizione del credito vantato che è relativo a pigioni di locazione non pagati. Tale credito è, o non è, soggetto a prescrizione dopo la morte del creditore pignorante?

    Siccome il creditore che aveva già pignorato il mio stipendio è deceduto a gennaio del 2010 e, quindi, sono già passati 3 anni dalla sua morte senza che alcun erede si è fatto vivo per proseguire con il pignoramento del quinto dello stipendio, mi chiedo:
    se un erede (che è legittimato perchè rientra nella prescrizione decennale relativa all'eredità) si fa vivo, per esempio, fra 5 anni (e quindi dopo ben 8 anni dalla morte del creditore), io mi posso opporre con un'eventuale prescrizione del credito pignorato che è relativo, ripeto, ad affitti di locazione non pagati?
    In altre parole, alla non prescrizione dell'eredità dell'erede posso poi oppormi io con la prescrizione (se c'è) del credito pignorato vantato avente ad oggetto gli affitti della locazione?

    Grazie ancora per il confronto.

    • Ludmilla Karadzic 5 giugno 2013 at 09:19

      Quando scrivo l'erede ha dieci anni di tempo per evitare la prescrizione intendo riferirmi al fatto che l'erede ha dieci anni di tempo per richiederle i soldi, inviandole comunicazione di messa in mora. Poi si può discutere se il termine prescrizionale sia quinquennale (affitti non pagati) o decennale (somme già oggetto di pignoramento presso terzi).

      Il suo obbligo non si estingue con la morte del creditore pignorante. Il suo obbligo si trasmette agli eredi del creditore, se ve ne sono, e se si attivano entro i termini di prescrizione.

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