Asimmetrie delle segnalazioni in CAI e RIP

Può accadere che l'assegno venga protestato per mancanza di provvista ma successivamente pagato nel "termine di grazia" di sessanta giorni: in tal caso, il soggetto protestato sarebbe censito nel bollettino della Camera di commercio (RIP) mentre non verrebbe iscritto nella Centrale d'Allarme Interbancaria (CAI).

Infatti il "tempestivo" pagamento tardivo del titolo costituisce un ravvedimento operoso utile ad escludere l'applicazione della sanzione interdittiva della "revoca di sistema" (nonché di quella amministrativa prefettizia), ma non toglie ogni rilevanza alla mancanza di provvista al momento della presentazione del titolo, per cui il rifiuto del pagamento può essere legittimamente accertato con il protesto.

In determinate circostanze il soggetto che ha emesso il titolo senza provvista, per il quale non sia stato effettuato il pagamento tardivo e non sia stato levato il protesto, verrebbe soltanto segnalato in CAI. Esiste, pertanto, un'evidente asimmetria tra gli assegni non pagati censiti nel bollettino dei protesti tenuto dalle Camere di commercio e quelli segnalati alla Centrale d'Allarme Interbancaria. Pertanto, è ben possibile che in relazione al medesimo titolo non pagato il soggetto non risulti iscritto in entrambi gli archivi, ma in uno solo di essi.

Infine, rispondendo all'esigenza di dare massima pubblicità al mancato pagamento dei titoli di credito per esigenze di certezza nella loro circolazione, il bollettino dei protesti (RIP) è stato concepito come archivio pubblico ossia liberamente consultabile da chiunque vi abbia interesse, mentre non altrettanto è disposto per la CAI, i cui dati sono consultabili, oltre che dall'autorità giudiziaria e dai prefetti per ragioni connesse ai poteri sanzionatori attribuiti alle medesime autorità, soltanto dai cosiddetti enti segnalanti privati, ossia dalle banche e dalle poste, che hanno non solo il potere ma anche l'obbligo della consultazione, dovendo revocare le convenzioni di assegni stipulate con coloro che risultano essere stati iscritti in archivio e dovendo bloccare il pagamento degli assegni emessi dall'iscritto, nonché anche dagli intermediari finanziari emittenti carte di pagamento per le finalità connesse alla verifica della corretta utilizzazione degli assegni (cfr. articolo 10-bis,comma 4, della l. numero 386/1990).

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  • Rosaria Proietti 26 aprile 2012 at 03:48

    Il protesto dell'assegno, com’è noto, consiste nella constatazione ufficiale eseguita con atto autentico (di notaio o di altro pubblico ufficiale a ciò abilitato, come i funzionari delle stanze di compensazione della Banca d'Italia) del rifiuto del pagamento del titolo, il cui compimento costituisce condizione necessaria affinché il portatore possa esercitare le azioni di regresso (art. 45 del r.d.l. 21 dicembre 1933, n. 1736 nota come legge assegni), mentre il suo difetto non pregiudica l'esercizio dei diritti cartolari nei confronti del traente.

    Anche se nel caso di azione di regresso nei confronti del traente il protesto non è necessario, di solito accade che il creditore, e per esso usualmente la banca negoziatrice, proceda a far constatare con un atto autentico del competente pubblico ufficiale il mancato pagamento del titolo alla data della presentazione. Evidentemente il motivo risiede nel fatto che l'assegno protestato è titolo esecutivo sulla base del quale è possibile ottenere direttamente il precetto.