Differenze strutturali esistenti fra CAI e RIP

Innanzitutto, c'è da rilevare che il bollettino informatico dei protesti o Registro Informatico dei Protesti (RIP) raccoglie oltre ai protesti degli assegni anche quelli delle cambiali, mentre la Centrale d'Allarme Interbancaria (CAI) censisce anche dati nominativi e non nominativi concernenti le carte di pagamento revocate ed i dati segnalati rispettivamente dal Prefetto, con riguardo alle sanzioni amministrative concernenti l'illecita emissione di assegni e dall'Autorità giudiziaria, con riferimento alle sanzioni penali sempre connesse all'illecita e reiterata emissione di assegni.

La depenalizzazione dell'emissione di assegni a vuoto - nasce la CAI

La disciplina dettata dal legislatore nel 1999 al fine di depenalizzare l'emissione di assegno senza autorizzazione o senza provvista, sostituendo il vecchio regime sanzionatorio penale con un impianto articolato di sanzioni civili (revoca di sistema) e amministrative (pecuniarie ed interdittive), rese efficaci ed operative con lo strumento della pubblicità informatica assicurata dalla CAI, non ha inciso sull'altra disciplina relativa agli assegni che ne regola il protesto e la pubblicazione dei relativi elenchi, la quale continua dunque a trovare piena applicazione in maniera parallela rispetto alla prima, con la conseguenza che il registro dei protesti curato dalle Camere di commercio si affianca all'archivio informatico della Centrale d'Allarme Interbancaria istituito presso la Banca d'Italia.

Diverse sono le finalità dei due archivi e il loro regime di alimentazione, nonché i presupposti sulla scorta dei quali avviene la registrazione dei dati nominativi del soggetto che ha emesso l'assegno non pagato; diverso è infine il regime di pubblicità dei dati in ciascuno di essi censiti.

Il protesto dell'assegno e il RIP

Il protesto dell'assegno, com'è noto, consiste nella constatazione ufficiale eseguita con atto autentico (di notaio o di altro pubblico ufficiale a ciò abilitato, come i funzionari delle stanze di compensazione della Banca d'Italia) del rifiuto del pagamento del titolo, il cui compimento costituisce condizione necessaria affinché il portatore possa esercitare le azioni di regresso (articolo 45 del regio decreto legge 21 dicembre 1933, numero 1736 nota come legge assegni), mentre il suo difetto non pregiudica l'esercizio dei diritti cartolari nei confronti del traente.

La legge 12 febbraio 1955, numero 77, poi modificata dall'articolo 3-bis del decreto legge 18 settembre 1995, numero 381, convertito dalla legge 15 novembre 1995, numero 480, ha disposto che i pubblici ufficiali abilitati alla levata del protesto cambiario fossero tenuti a trasmettere mensilmente gli elenchi delle constatazioni di mancato pagamento con l'eventuale motivazione del rifiuto alle Camere di Commercio, che provvedono in via esclusiva alla loro pubblicazione ufficiale. Infatti, chiunque intenda pubblicare notizia dei protesti cambiari deve fare riferimento alla pubblicazione ufficiale della Camera di commercio indicandone gli estremi.

Rispondendo ad "esigenze di tempestiva conoscenza del mancato pagamento dei titoli di credito ai fini della speditezza ed efficienza del traffico economico e commerciale" (così Corte Cost. 2 aprile 1999, numero 112; cfr. anche Corte Cost. 21 aprile 1994, numero 151), la pubblicazione viene eseguita per tutti i protesti di assegni bancari, legittimamente levati anche se relativi ad ipotesi in cui il mancato pagamento sia dovuto a causa non imputabile al debitore, la cui esigenza di tutela dell'onorabilità della persona e del buon nome commerciale resta assicurata attraverso la contestuale comunicazione e pubblicazione dei motivi del rifiuto del pagamento nonché attraverso le eventuali successive rettifiche che il debitore ritenga necessario far apporre.

La Corte Costituzionale (sentenza numero 112/1999 e numero 151/1994) ha infatti ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale nella parte in cui si prevede la pubblicazione dei protesti legittimamente levati anche se relativi ad ipotesi di rifiuto legittimo del pagamento. La Corte, infatti, ha valutato che l'insieme dei dati pubblicati, comprendente anche le motivazioni del rifiuto di pagamento, consente di realizzare un trattamento differenziato tra debitori colpevoli o incolpevoli, nonché un razionale equilibrio tra le misure di tutela della reputazione commerciale e le esigenze di rapida e diffusa informazione del mancato pagamento dei titoli di credito e avendo considerato anche che il debitore incolpevole ha la possibilità di ottenere, pure in via cautelare, la cancellazione giudiziale del proprio nominativo dall'elenco dei protesti cambiari nonché di far pubblicare successivamente sul bollettino le rettifiche che ritiene necessarie.

Alla pubblicazione del protesto sul registro informatico conseguono effetti di mera pubblicità della notizia poiché l'informazione erga omnes dell'avvenuto protesto del titolo di credito di per sé non produce effetti giuridici in danno del protestato, ancorché certamente incida, come pure riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale, sulla reputazione commerciale del soggetto censito.

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  • Rosaria Proietti 26 aprile 2012 at 03:48

    Il protesto dell'assegno, com’è noto, consiste nella constatazione ufficiale eseguita con atto autentico (di notaio o di altro pubblico ufficiale a ciò abilitato, come i funzionari delle stanze di compensazione della Banca d'Italia) del rifiuto del pagamento del titolo, il cui compimento costituisce condizione necessaria affinché il portatore possa esercitare le azioni di regresso (art. 45 del r.d.l. 21 dicembre 1933, n. 1736 nota come legge assegni), mentre il suo difetto non pregiudica l'esercizio dei diritti cartolari nei confronti del traente.

    Anche se nel caso di azione di regresso nei confronti del traente il protesto non è necessario, di solito accade che il creditore, e per esso usualmente la banca negoziatrice, proceda a far constatare con un atto autentico del competente pubblico ufficiale il mancato pagamento del titolo alla data della presentazione. Evidentemente il motivo risiede nel fatto che l'assegno protestato è titolo esecutivo sulla base del quale è possibile ottenere direttamente il precetto.