Costo e finanziamento del reddito minimo garantito

Una valutazione sufficientemente accurata dei costi stimati del SIA richiede una specificazione dettagliata di tutti i suoi aspetti che non è possibile nei tempi imposti alla produzione del presente documento.

Inoltre, al costo della prestazione monetaria, va aggiunto quello per i programmi di inserimento sociale, di assai più difficile valutazione.

Ricerche condotte utilizzando modelli di microsimulazione alimentati con i dati dell'indagine It-Silc dell'Istat - ancorché condotte sulla base di ipotesi parzialmente diverse da quelle qui suggerite - indicano che, in dipendenza delle scelte compiute in relazione alla definizione di alcuni aspetti della misura della condizione economica, alla scala di equivalenza, al grado di take up, il programma potrebbe ragionevolmente comportare un costo a regime dell'ordine di 7-8 miliardi, che potrebbero ridursi in presenza di una ripresa della crescita economica che riduca i livelli di povertà attualmente raggiunti.

Un tale programma consentirebbe di raggiungere non meno di circa il 6% delle famiglie del paese.

Nella valutazione del costo dei servizi non rientra il potenziamento dei servizi all'impiego sui quali sono già in corso programmi di riforma a cui qui si fa rinvio.

Altre ipotesi meno onerose possono essere prospettate.

Qualora la riforma in esame venisse associata anche a una riforma che, a parità di risorse attualmente impiegate, razionalizzi le misure di sostegno delle responsabilità familiari (introduzione dell'assegno unico per i figli in sostituzione delle detrazioni per familiari a carico e dell'assegno familiare superando il problema dell'incapienza che caratterizza i programmi vigenti), il costo addizionale del SIA a regime potrebbe essere dimezzato.

Queste previsioni di costo rappresentano un fabbisogno largamente eccedente gli impegni sinora profusi in quest'area della protezione sociale, ma che deve e può oggi essere affrontato. È necessario e urgente un intervento che garantisca un diritto delle persone sancito dalla Costituzione e dalle Carte internazionali dei diritti dell'uomo troppo a lungo ignorato, imprimendo una svolta alla logica minimalista e frammentaria degli interventi dell'ultimo quindicennio.

Pur in un processo graduale, che potrebbe durare due/tre anni, le risorse necessarie per il finanziamento di un programma che integri il 100 per cento del livello di riferimento potrebbero essere recuperate anche in forme non in competizione con altre esigenze del bilancio pubblico.
Tra le proposte che sono state avanzate nelle ricerche cui hanno partecipato membri del gruppo di lavoro si possono ricordare le seguenti.

Un primo percorso di strumenti del finanziamento può essere realizzato con una riforma delle attuali erogazioni a contrasto della povertà (assegni sociali e pensioni integrate al minimo), che riduca la quota di tali prestazioni ora destinate a nuclei familiari che appartengono ai due/tre decili superiori della distribuzione della condizione economica misurata dall'Isee. Queste risorse sono valutabili in 2-3 miliardi, a seconda che ci si riferisca ai due o ai tre decili più elevati di Isee, cioè a nuclei con Isee superiore a 26,8 e 33,7 mila euro.

La redistribuzione da beneficiari attuali non indigenti a chi versa in condizione di povertà assoluta avrebbe non solo il pregio di ridurre la domanda di fondi addizionali, ma anche quello di migliorare la selettività delle misure di protezione sociale, con vantaggi in termini di equità e di efficacia in ordine alle finalità essenziali delle misure di protezione sociale.

Altre fonti di risorse addizionali, alcune delle quali all'interno dell'area della protezione sociale (ad esempio, riordino pensioni di guerra indirette, contributo di solidarietà da parte di percettori di pensioni elevate, riordino delle agevolazioni fiscali, inasprimento imposizione concorsi a premio, lotto, lotterie) sono possibili e hanno una potenzialità di finanziamento di non meno di 4 mld.

Va infine tenuto presente che già nella realtà attuale risorse finanziarie valutabili nell'ordine di 800 milioni di euro sono impegnate dai Comuni in programmi di contrasto della povertà o per finalità ad esso complementari.

Parte di queste risorse potrebbe essere liberata dall'introduzione del SIA e utilmente incanalate nel finanziamento dei servizi per le attività di inserimento. Associate alle nuove risorse previste per tali attività, tali risorse potrebbero integrare il finanziamento degli enti locali previsto dal federalismo fiscale. La loro destinazione allo scopo indicato potrebbe essere tutelata da auspicate norme che definiscano livelli essenziali di assistenza formulati in termini di spesa dedicata e di standard di servizi.

Le caratteristiche del SIA hanno elementi in comune, ma anche molte differenze con la Carta acquisti in corso di sperimentazione. Gran parte delle differenze sono attribuibili al diverso impegno di risorse finanziarie, così esigue nel caso della sperimentazione da influenzare il disegno del programma, che ha accentuato, per necessità e non per scelta, i criteri categoriali nella definizione dei beneficiari.

L'adesione al principio di universalismo del SIA porta a preferire soluzioni transitorie in cui, anziché attenuare gradualmente le condizionalità, si realizzi immediatamente un programma universale, eventualmente limitando le prestazioni nella fase iniziale.

In questa prospettiva, è importante rendersi conto che in assenza di un limite minimo di impegno finanziario risulta di fatto impossibile varare un programma che rispetti il principio fondamentale dell'universalità e tale da fornire un sostegno decorosamente significativo ai beneficiari. Sulla base delle ricerche disponibili, questo limite potrebbe essere collocato in circa 1,5 miliardi.

Con esso si potrebbe approssimativamente coprire il gap tra reddito familiare e il 50% della soglia di povertà assoluta.

In caso di mancanza delle risorse necessarie, sarebbe comunque raccomandabile estendere progressivamente a tutto il paese la Carta acquisti, riducendone gli aspetti di categorialità.

La complessa articolazione del SIA su più livelli di governo impone un'attenzione particolare agli aspetti istituzionali del suo finanziamento.

Come è stato finora descritto, il SIA si configura come un programma che definisce un livello essenziale di prestazioni sociali (LEP). In linea con quanto previsto dall'articolo 117 c.2 lettera m della Costituzione, il suo finanziamento ricade quindi integralmente sul governo centrale, che deve garantire le fonti e i flussi finanziari tanto per le spese erogate a livello centrale (ad esempio, le prestazioni da parte dell'INPS) quanto quelle in carico agli enti decentrati.

D'altro canto, la discrezionalità parziale degli enti decentrati può essere causa di comportamenti
di azzardo morale, volti a massimizzare l'accesso al programma e la conseguente fruizione da parte del maggior numero di cittadini residenti nel proprio territorio (sia in sede di definizione e controllo delle condizionalità sia per quanto riguarda i controlli attivabili per la prova dei mezzi attraverso indicatori di consumo).

Questo rischio è inevitabile, ma può essere parzialmente contrastato affidando al livello di governo regionale, in sinergia con il governo centrale, i già citati impegni di monitoraggio e controllo dell'esecuzione delle attività degli Ambiti socio-assistenziali e i compiti di organizzazione e sviluppo dei servizi di sostegno all'attività di presa in carico.

Sarebbe anche opportuno prevedere sanzioni per le amministrazioni che non gestiscono adeguatamente la misura.

27 novembre 2013 · Patrizio Oliva

Richiedi assistenza gratuita sugli argomenti trattati nell'articolo

Richiedi assistenza gratuita o ulteriori informazioni su costo e finanziamento del reddito minimo garantito.

Commenti e domande dei lettori

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima autenticarti cliccando qui. Potrai anche utilizzare le icone posizionate in basso nel pannello di registrazione, che ti consentiranno l'accesso diretto con un account Facebook, Google+ o Twitter.