Gli aspetti qualificanti del reddito minimo garantito

Il SIA si caratterizza per sei aspetti qualificanti.

E' di misura nazionale
Il SIA è una misura nazionale in applicazione del principio che il sostegno al reddito di chi si trova in povertà deve essere garantito a tutti e con le medesime modalità, indipendentemente da dove essi risiedano sul territorio nazionale. Non vi sono solo ragioni di equità che giustificano questa scelta, ma anche di efficacia (per esempio, per la maggiore trasparenza derivante dall'adozione di criteri uniformi per definire le disponibilità economiche) e di efficienza (connesse con l'obiettivo di evitare un'indesiderabile mobilità geografica verso aree in cui fossero maggiori le tutele definite su base locale).

E' universale
Il SIA è una misura universale perché non condiziona l'intervento al sussistere di una qualche caratteristica individuale o familiare, salvo l'insufficienza di risorse economiche. Questa caratteristica di universalità accomuna il SIA più al sistema sanitario nazionale o all'istruzione primaria e secondaria che agli altri trasferimenti economici esistenti nel sistema di protezione sociale italiano, storicamente ispirati a "principi categoriali" secondo cui il diritto al beneficio dipende dall'appartenenza a una determinata categoria.

Per esempio, le pensioni e gli assegni sociali e le integrazioni al minimo sono riservate alla popolazione anziana; l'assegno per i nuclei con almeno tre minori, alle famiglie numerose; gli assegni familiari (nella misura in cui assolvano anche funzioni di sostegno del reddito) ai nuclei a basso reddito con prevalenza di lavoro dipendente; le recenti sperimentazioni della Carta acquisti, ai nuclei con minori e alla presenza di grave disagio lavorativo. L'impostazione categoriale si è tradotta in una frammentazione degli interventi, a cui manca una visione organica.

La scelta di abbandonare questa consolidata impostazione categoriale a favore di una impostazione universalistica risponde innanzitutto a un principio di equità: l'uguaglianza di fronte al bisogno. La natura universale del SIA può costituire un importante fattore di coesione sociale, facendo dipendere la titolarità del beneficio da un principio di solidarietà condivisa dall'intera comunità nazionale e non dall'appartenenza a una determinata categoria.

La revisione dell'Isee dovrebbe rappresentare un significativo avanzamento nella capacità di realizzare efficacemente la prova dei mezzi, indebolendo la preferenza finora accordata ai criteri categoriali anche per la sfiducia nella capacità amministrativa di accertare i redditi in un Paese caratterizzato da diffusa evasione fiscale e lavoro nero.

E' di contrasto alla povertà
Il SIA è un istituto che ha come obiettivo prioritario il contrasto della povertà ed è riservato ai singoli e ai nuclei familiari poveri, basato su una prova dei mezzi effettuata secondo criteri articolati e omogenei a livello nazionale.

Non è quindi un reddito di cittadinanza universale incondizionato.

E' una misura di inclusione e di attivazione
Il SIA non è solo un sussidio economico: è un programma di inserimento sociale e lavorativo.

Come in schemi analoghi adottati in altri paesi, l'erogazione del sussidio è accompagnata da un patto di inserimento che gli individui che appartengono al nucleo familiare beneficiario stipulano con i servizi sociali locali, il cui rispetto è condizione per la fruizione del beneficio.

Il patto è differenziato a seconda delle caratteristiche individuali e la sua realizzazione è sorvegliata a livello locale.

Le attività di inserimento sono concepite come uno strumento di inclusione e di attivazione sociale, in accordo con la strategia europea di inclusione attiva, articolata sui tre pilastri del sostegno economico, di mercati del lavoro inclusivi e di servizi personalizzati. Si tratta innanzitutto di consentire e richiedere, ai beneficiari, comportamenti che ci si aspetta da ogni buon cittadino.

Nel caso degli adulti, per esemplificare, oltre a incentivare esperienze formative e di riqualificazione professionale e la partecipazione al mercato del lavoro, va valorizzato l'impegno in attività di cura verso minori e/o familiari non autosufficienti.

Pur cercando di evitare che tali responsabilità producano un'esclusione da occasioni formative e di inserimento nel mercato del lavoro, esse dovranno essere tenute in conto nel definire il piano di inclusione con il beneficiario e, più spesso, la beneficiaria. Nel caso dei minori, si tratta anche di sollecitare l'esercizio attivo delle responsabilità genitoriali riguardo alla frequenza scolastica e alle prassi di prevenzione per la salute.

Questa impostazione ha difficoltà e costi considerevoli, come evidenziato da alcune sperimentazioni svolte in passato e dalle più avanzate esperienze straniere. Assieme all'attivazione sul mercato del lavoro, essa è tuttavia un aspetto irrinunciabile di una politica che non si limiti a sussidiare chi ha mezzi insufficienti, ma cerchi invece di fornire le risorse utili per cogliere le opportunità di diventare economicamente autonomo. In una logica di obblighi reciproci, la responsabilizzazione dei beneficiari e la responsabilità dell'amministrazione nell'offrire adeguati servizi di accesso e di sostegno rappresentano parte integrante della misura. Tali responsabilità costituiranno anche un aspetto centrale dell'attività di monitoraggio e di valutazione del SIA. A questi obiettivi è essenziale dedicare attenzione e adeguate risorse.

E' a base familiare, ma con attenzione per gli individui
Il SIA prende a riferimento il nucleo familiare. Questo potrebbe avere una definizione affine a quella utilizzata nella normativa del nuovo Isee (con esclusione della popolazione istituzionalizzata), sia per il test dei mezzi, sia per l'importo del trasferimento monetario. Nel disegno di questo aspetto non va però trascurata anche la dimensione individuale.

È compito dei servizi sociali locali assicurare che il patto venga da tutti rispettato e che l'intestatario formale del trasferimento garantisca che del beneficio fruiscano tutti i componenti in base al loro bisogno. Le misure di attivazione sono infatti rivolte ai singoli componenti della famiglia.

Tale soluzione, oltre a tenere conto dei diritti e delle responsabilità individuali, aderisce meglio al carattere dinamico della famiglia e delle appartenenze familiari.

E' per coloro che sono legalmente residenti in Italia
Il SIA è indirizzato a chi risiede stabilmente sul territorio nazionale, inclusi gli immigrati legalmente residenti. L'accesso alla prestazione a regime andrebbe condizionato a un periodo minimo di residenza in Italia, non superiore a due anni. In una fase transitoria si potrebbe limitare l'accesso a quanto previsto come standard minimo dalle norme e dalla giurisprudenza comunitaria.

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