La ricerca dei beni da pignorare nel recupero crediti

Facciamo chiarezza sulle procedure per la ricerca dei beni da pignorare nel recupero crediti.

Innanzitutto, ottenuto il Precetto è possibile, fare istanza al Giudice per richiedere l'accesso alle banche dati da parte dell'Ufficiale Giudiziario, oppure in proprio se questo non è dotato dei mezzi tecnologici sufficienti ad espletare l'incarico.

Questo richiede il pagamento di un contributo unificato di € 43,00.

L'emissione del Decreto di Autorizzazione del Tribunale, che non è cosa automatica ma sottoposta alla decisione del Giudice, non è rilasciata immediatamente, ma trascorrono comunque alcuni giorni prima che questa venga rilasciata, e nel frattempo non è possibile espletare nessuna azione.

Quando finalmente il Decreto viene emesso e trasmesso è compito dell'Ufficiale Giudiziario provvedere alla richiesta di accesso alle banche dati: spesso però, non avendo a disposizione gli Ufficiali Giudiziari strumenti tecnologici propri alla comunicazione con i gestori delle banche dati, la procedura si incaglia e non sortisce gli effetti sperati.

Ci sono però Tribunali in cui il Giudice rilascia autorizzazione in proprio all'Avvocato, permettendogli quindi di fare istanza direttamente ai gestori delle banche dati, evitando quindi di passare attraverso gli Ufficiali Giudiziari che sarebbero preposti allo scopo: a questo punto il legale deve fare un'istanza alla Agenzia delle Entrate per quanto concerne l'accesso all'Anagrafe Tributaria ed eventualmente ad INPS ed INAIL per le posizioni lavorative.

L'Agenzia delle Entrate può fornire i seguenti dati estrapolati dall'Anagrafe Tributaria:

  • ultime dichiarazioni presentate disponibili;
  • certificazioni dei sostituti d'imposta per la corresponsione di redditi di lavoro dipendente o autonomo trasmesse (ultima annualità per la quale vi sono dati disponibili);
  • elenco degli atti del registro (l'ultimo decennio presente nella banca dati);
  • elenco degli istituti di credito e degli altri intermediari finanziari con i quali il debitore intrattiene rapporti finanziari (si precisa che nell'archivio dei rapporti finanziari non sono presenti dati relativi a saldi, giacenza media o singoli movimenti).

In merito ai rapporti finanziari è necessario sottolineare che non è possibile ottenere dati inerenti la capienza del conto, senza considerare che i dati vengono comunicati dalle banche annualmente (o nella migliore ipotesi trimestralmente a regime) per cui non vi è certezza di ottenere un dato realmente aggiornato alla data della richiesta, bensì unicamente i dati che sono in possesso dell'Anagrafe Tributaria.

La comunicazione dei dati inerenti i saldi iniziali e finali del contribuente effettuata dalle banche all'Anagrafe Tributaria dell'Agenzia delle Entrate è un'adempimento volto a contrastare l'evasione fiscale e non il mancato pagamento, inteso come dato prodromico ad effettuare, da parte del'Agenzia, i controlli di coerenza fra i saldi comunicati e le dichiarazioni dei redditi presentate dal contribuente.

Anche questa procedura non è gratuita: l'Agenzia delle Entrate infatti, a seguito del ricevimento dell'Istanza, invia un modello F23 per effettuare il versamento dei tributi speciali e compensi secondo quanto previsto dalla Tabella A allegata al DPR n. 648 del 1972: il pagamento delle competenze deve essere effettuato prima del rilascio delle informazioni, quindi il creditore dove provvedere al pagamento della tariffa, che sarà quantificata dall'Ufficio competente sulla base dei dati richiesti e disponibili, e successivamente la copia del pagamento dovrà essere trasmessa allo stesso ufficio al fine del rilascio della documentazione.

E' previsto altresì il pagamento di tributi anche per le richieste inoltrate ad INPS ed INAIL.

Rimane evidente che a tali costi è necessario aggiungere i compensi professionali del Legale come rimborso per tutte le istanze effettuate e per il tempo dedicato all'intera procedura.

E' necessario poi tenere in considerazione il tempo che intercorre dall'ottenimento del precetto al ricevimento delle informazioni provenienti dalla banca dati dell'Anagrafe Tributaria, con specifico riferimento ai rapporti di conto corrente.

La tempistica sicuramente non agevola il creditore, in quanto trattasi , nella migliore delle ipotesi, di diverse settimane se non mesi, durante i quali non è possibile effettuare alcuna operazione di aggressione patrimoniale, e senza alcuna certezza di ottenere i dati richiesti, con la certezza però di sostenere i costi della procedurali e professionali.

L'ampio periodo che intercorre fra la richiesta e l'ottenimento dei dati permette al debitore di organizzarsi per sfuggire al pignoramento delle somme, non permettendo il soddisfacimento del creditore sulle somme presenti nel conto corrente.

La valutazione non può basarsi quindi esclusivamente sul mero costo, ma soprattutto sull'effetto che un indagine conti correnti, ottenuta in 15 giorni lavorativi dalla data della richiesta, può sortire ai fini del pignoramento, essendo questa attivabile in qualsiasi momento il creditore vanti con certezza una somma di danaro, e senza dover attendere i tempi burocratici sopra descritti.

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