Inutile buttare via soldi per pagamenti a pioggia - Il giudice non ha (e non potrebbe) avere il tipo di comprensione in cui lei confida

Penso che lei stia sbagliando, e di grosso: sta buttando via soldi per un senso dell'onore fuori luogo, ed una speranza che andrà puntualmente delusa, quella di vedere riconosciuta da un giudice l'eroica difesa del suo "credit score", portata avanti fino all'estremo sacrificio, fino all'ultimo cent.

Il giudice nemmeno leggerà le sue memorie, posto che le rimarranno soldi per pagare un avvocato che l'assista in sede di opposizione al decreto ingiuntivo.

E che opposizione poi? Il giudice deve vagliare il ricorso del creditore per esaminare che il credito sia certo, liquido ed esigibile. Dopodiché firmerà il decreto.

E quando il suo datore di lavoro sarà chiamato a comparire per la dichiarazione di cui all'articolo 547 codice di procedura civile, il giudice gli chiederà solo se il dipendente ha precedenti cessioni del quinto o pignoramenti per crediti alimentari che già gravano sullo stipendio. Giusto per verificare la capienza.

Nessuno domanderà ai creditori procedenti in base a quali garanzie sono stati concessi prestiti che richiedono, per il debitore, un esborso quasi equivalente allo stipendio percepito.

Cosa potranno mai rispondere? Che nessuno sapeva? Il fatto è che quando le iene fiutano il sangue di un lavoratore dipendente o di un pensionato, non vanno tanto per il sottile.

Eppoi, i creditori originari che le hanno concesso i prestiti neanche ci sono più.

Il loro posto l'hanno preso i saprofiti che comprano una pratica da 30 mila euro per 300. I "cummenda", i nuovi palazzinari, quelli che dopo la crisi del mattone ed i costi lievitati a dismisura per corrompere chi potesse modificare un piano regolatore, si sono buttati nel recupero crediti.

Le famose società di recupero crediti, che ingrassano sulla gente in difficoltà, sfruttando il lavoro di altra povera gente (gli addetti al contact center che la contattano) a 600 mila euro/mese e con due euro di provvigione su una rata estorta di duecento.

Ecco, lei sta sacrificando la sua famiglia per questa gente. Inutilmente poi, per un capriccio. La sua esposizione debitoria non è sostenibile. Se ci fosse il fallimento nel credito al consumo, lei sarebbe stato dichiarato fallito da un pezzo.

Chiuda i rubinetti con tutti gli attuali creditori, nessuno escluso. Se può, chieda una cessione del quinto subito. Magari anche un prestito delega.

Poi attenda con dignitosa rassegnazione che i creditori procedano al pignoramento del quinto del suo stipendio. Se riterranno di farlo (il che è tutto da vedere, visto che le spese da sostenere rispetto al capitale minimo investito sono rilevanti).

Otterrà, comunque, una ristrutturazione forzosa del debito con una rata che le consentirà di vivere, insieme alla sua famiglia, in modo decente. Ed in più, si ritroverà i creditori ad augurarle lunga vita ...

Dia retta a chi le risponde. Si penta!

23 ottobre 2012 · Ludmilla Karadzic

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