Il provvedimento dell'Autorità per la tutela della privacy in merito ai solleciti preregistrati di Santander

A parere dell'Autorità per la tutela della privacy, poiché il sistema attualmente utilizzato da Santander Consumer Bank spa. a fini di recupero crediti, per le suindicate ragioni, non è in grado di assicurare che le informazioni veicolate attraverso le comunicazioni telefoniche preregistrate siano effettivamente ricevute da chi ne abbia il diritto (debitore o soggetti da costui autorizzati), il trattamento di dati personali della clientela connesso all'invio di siffatte comunicazioni dev'essere considerato illecito, perché in contrasto non solo con i principi posti dalla disciplina sulla protezione dei dati personali, ma anche con le specifiche prescrizioni impartite dall'Autorità per la tutela della privacy con il provvedimento generale del 2005.

Ne consegue che, ai sensi dell'articolo 154, comma 1, lettera d) del Codice, dev'essere disposto il divieto per la Banca di procedere all'ulteriore trattamento dei dati personali.

Pertanto, l'Autorità per la protezione della privacy dispone:

  1. ai sensi dell'articolo 154, comma 1, lettera d) del Codice, dichiara l'illiceità del trattamento dei dati personali effettuato da Santander Consumer Bank spa. in occasione dell'invio alla clientela, per finalità di recupero crediti, di comunicazioni telefoniche preregistrate senza l'intervento di un operatore; per l'effetto, vieta a Santander Bank S.p.A. l'ulteriore trattamento dei dati personali connesso all'effettuazione di siffatte comunicazioni;
  2. ai sensi dell'articolo 154, comma 1, lettera c) del Codice, prescrive a Santander Consumer Bank spa. -ove la stessa intenda continuare ad avvalersi di tali forme di comunicazione- di adottare idonei accorgimenti tecnici, basati anche su forme di autenticazione, tali da assicurare la ragionevole certezza che la presa di conoscenza delle informazioni oggetto di comunicazione avvenga soltanto da parte di chi via abbia effettivamente diritto (il debitore o terzi da lui autorizzati) secondo quanto indicato in motivazione.

Conclusioni sulla vicenda

Dall'istruttoria dell'Autorità per la tutela della privacy è emerso, quindi, che il sistema utilizzato dalla banca per il recupero crediti non garantiva affatto l'accertamento dell'identità di colui che rispondeva alla chiamata, esponendo così l'interessato a una possibile violazione della riservatezza nel caso le informazioni venissero conosciute da altri.

9 dicembre 2013 · Giovanni Napoletano

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