Ottenere il pagamento diretto del mantenimento dal datore di lavoro dell'ex coniuge

In alternativa, è possibile ottenere il pagamento diretto del mantenimento dal datore di lavoro dell'ex coniuge.

Il cosiddetto ordine di pagamento diretto, consente di ricevere il mantenimento con un effetto molto simile a quello risultante da un pignoramento (presso terzi), pur avendone caratteristiche differenti.

Si tratta di uno strumento considerato fra i più idonei a garantire il soddisfacimento di un credito periodico come quello derivante dall'obbligo di mantenimento, in quanto permette di “scavalcare” l'inerzia dell'obbligato.

Esso è previsto non solo nella ipotesi di separazione e divorzio, ma anche in una serie di casi in cui il familiare viene meno all'obbligo di prestare il sostegno economico alla famiglia.

Infatti, se per effetto della separazione, il tribunale ha stabilito a vantaggio di uno dei coniugi il diritto ad un assegno di mantenimento, in caso di inadempienza dell'obbligato, il giudice può disporre, su richiesta dell'avente diritto, il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi (ad esempio, al datore di lavoro), tenuti a corrispondergli anche periodicamente somme di danaro, che una parte di esse venga versata direttamente agli aventi diritto [6].

A riguardo, la Cassazione ha ribadito che, anche se la norma fa riferimento solo ad “una parte” delle somme, in realtà non vi sono limiti quantitativi alla misura.

In altre parole, il magistrato può legittimamente disporre il pagamento diretto dell'intera somma dovuta dal terzo quando questa copra per intero la misura economica determinata in sede di separazione.

Con riferimento, poi, ai “terzi” assoggettabili alla procedura, la legge si riferisce a tutti i soggetti tenuti a versare periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato, e perciò non solo al datore di lavoro privato, ma anche agli enti pubblici (pur eroganti prestazioni pensionistiche), ai conduttori degli immobili nella titolarità dell'obbligato ed ogni altro soggetto che debba versare periodicamente somme al coniuge inadempiente (ad esempio chi debba pagare una somma rateale quale adempimento di un debito).

Affinché, dunque, possa essere emanato l'ordine del giudice, è sufficiente che sussistano due condizioni:

  1. che il coniuge obbligato vanti nei confronti di terzi un credito che abbia ad oggetto il versamento, anche periodico, di somme di denaro (ivi compresi proventi di attività lavorativa, assegni pensionistici;
  2. sia accertato l'inadempimento o il non puntuale adempimento dell'obbligo, pure se con pochi giorni di ritardo rispetto alla scadenza imposta, se esso faccia dubitare in modo fondato della tempestività dei pagamenti futuri [10]. Dunque, non occorre che l'inadempimento sia stato grave, ma bastano anche semplici ritardi.

Tale previsione si estende anche all'ipotesi in cui l'inadempimento riguardi il contributo per il mantenimento dei figli e nell'ipotesi di separazione consensuale.

In parole semplici, il Tribunale rivolge un ordine di pagamento a chi deve delle somme all'obbligato (ad esempio il datore di lavoro), il quale dovrà versare direttamente all'ex coniuge beneficiario del mantenimento l'importo dell'assegno dovuto, prelevandolo dallo stipendio. Il terzo sarà anche tenuto a corrispondere l'annuale aggiornamento Istat, senza che sia necessario un ulteriore ordine del giudice.

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