Recupero crediti e intimazione di pagamento per prestito unicredit [Commento 1]

  • bernardo 16 novembre 2015 at 20:06

    Vivo dal 2013 in casa affitto ad euro 250,00 mensili con mia moglie che non ha alcun reddito, sono titolare di pensione dal 2009 e percepisco, al netto di cessione quinto di euro 241,00 effettuata nel giugno 2013, euro 1.000,00 assegni famigliari compresi. Non ho altri redditi ma solo debiti contratti a fine 2005 per sopravvivere e per pagamento ingenti somme di avvocati.

    La questione è questa :

    fino al 5 ottobre 2005 percepivo tra redditi di lavoro e consulenze varie circa 6.000,00 euro al mese, ero comproprietario di ben 2 appartamenti del valore complessivo di euro 650.000,00 e non avevo alcun problema economico, anzi. Improvvisamente e vigliaccamente il 10 ottobre 2005 vengo accusato di truffa, appropriazione indebita di soldi della mia clientela, che immediatamente, consigliati da chi mi aveva accusato, (direttori di banche) fanno denuncia penale ai CC. e civilmente fanno il sequestro delle case, soldi sui conti correnti. Naturalmente rimasi subito senza alcun lavoro e senza alcuna entrata quindi come un morto .

    Nel contempo però riuscii ad avere finanziamenti per circa 36 mila euro con pagamento rate mensili di euro 238,00 e 357,00. Rate sempre pagate regolarmente sia con la mia banca sia poi con bollettini postali fino ad oggi, utilizzando i pochi soldi rimastimi, quelli dei prestiti, fido banca di euro 3.000,00 conto poi chiuso nel 2013, parte della mia pensione e quanto percepito dalla cessione del quinto di cui sopra.

    Da oggi, 10.11.2015 non ho più nulla e non posso certo, anche perché non basterebbe, far fronte al pagamento di queste rate.

    Preciso che l'accusa di cui sopra è stata archiviata e quali responsabili civili dell'ammanco, sono state chiamate le Banche, ma nel frattempo le case sono state dopo il sequestro e pignoramento, aggiudicate per pochi spiccioli nel 2013, quindi io sono sul lastrico.

    Moralmente mi sento in colpa perché mai ho ritardato a saldare un debito, ma ora non ce la faccio proprio più ed essendo i prestiti assicurati in caso di morte, questa potrebbe essere l'unica soluzione.

    Cosa potete consigliarmi? Cosa posso attendermi dalle finanziarie? Cosa possono prendermi se ho solo qualche mobilio di proprietà esclusiva di mia moglie (siamo in separazione dei beni), preciso che ho solo un conto corrente dove viene versata la pensione che è sempre attivo di euro 10,00 circa? Mia moglie è anche proprietaria di una Fiat 16 del 2007.

    • Simone di Saintjust 17 novembre 2015 at 04:13

      Lei percepisce una pensione di 1.241 euro al lordo della cessione del quinto, di cui circa 750 impignorabili (una volta e mezzo il minimo vitale). Diciamo allora che, praticamente, la sua pensione è pignorabile, approssimativamente, per i residui 500 euro. Il che significa che il primo creditore che volesse procedere ad un pignoramento presso l'INPS dovrebbe accontentarsi del 20% della quota pignorabile, cioè intorno ai 100 euro/mese.

      Altri creditori che volessero procedere giudizialmente dovrebbero attendere, per prelievi ulteriori, il completo rimborso del debito verso il primo creditore procedente.

      Il pignoramento presso terzi è l'unica azione esecutiva seria che può attendersi nello scenario da lei descritto.

      Per quanto attiene un eventuale pignoramento del conto corrente, le somme dovute a titolo di pensione, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere pignorate (a causa di crediti non rimborsati di natura ordinaria) per l'importo eccedente il triplo dell'assegno sociale (il triplo del minimo vitale) quando l'accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento.

      Se continuiamo a supporre l'importo mensile del minimo vitale equivalente a circa 500 euro, si tratta di circa 1500 euro che devono essere lasciati necessariamente a disposizione del debitore al quale è stato pignorato il conto corrente.

      Qualora, invece, l'accredito abbia luogo in coincidenza alla data del pignoramento o successivamente (in sostanza fra la data di notifica al terzo pignorato – la banca, o Poste Italiane – e quella in cui viene bloccato il conto corrente) il creditore può pignorare l'intera giacenza, ma deve lasciare intatta la somma accreditata (nel suo caso, di mille euro).

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