Elenco dei paesi esteri con i quali vigono specifici accordi per assistenza al recupero crediti esattoriale [Commento 1]

  • maria69 27 agosto 2013 at 10:24

    c.se redazione
    nel rigraziarvi per l'esaustività dei contenuti, volevo povi il seguente quesito, nella lista dei paesi non vedo comparire la svizzera, la si puo ritenere una corsia preferenziale per un eventuale piano di fuga per lasciarsi tutto alle spalle definitivamente??
    Sto scappando anche io per una somma di oltre 60k distribuiti tra prestiti personali revolving card cessioni e deleghe.
    Tuttavia sto cercando di fare in modo di poter migrare lì dove il potere d'acquisto possa consentirmi di dare continuità al pagamento di debiti che attualmente rasentano i 1000 euro mensili. magari in un paese scandinavo dove magari il pagamento degli stipendi ommisurato al carovita possa consentirmi di risparmiare e continuare a pagare.
    Altrimenti mi tocchera scegliere tra oceania e canada.
    Potreste dirmi attualmente i tempi e le cifre per il quale viene posto in essere il recupero crediti transfrontaliero per i paesi comunitari ed extra?
    Grazie anticipatamente.

    • Simone di Saintjust 27 agosto 2013 at 12:36

      Gentile Maria, non è possibile individuare un importo soglia sopra al di sopra del quale vengono attivate le procedure di recupero crediti transfrontaliero. Le variabili in gioco sono tante, oltre all'entità del debito. Per un creditore duemila euro potrebbero rappresentare una cifra importante a cui non rinunciare, per un altro duecentomila un importo su cui mettere tranquillamente la classica pietra sopra. Il paese in cui si trasferisce il debitore è un altro fattore importante, rispetto agli accordi bilaterali in essere con quello di origine nonché in relazione alle eventuali lungaggini delle procedure giudiziali da attivare. Vanno poi valutati i costi dello studio legale che, in loco, dovrà gestire il contenzioso. In ultimo, ma non ultimo elemento da considerare, le informazioni affinché l'azione coattiva abbia successo: il creditore, o chi per esso, devono venire a conoscenza, prima di affrontare ulteriori spese che non saranno rimborsate, degli eventuali immobili posseduti dal debitore nel paese in cui egli si è trasferito, dei rapporti di conto corrente che egli trattiene con istituti bancari presenti sul territorio, del tipo di attività lavorativa che il debitore svolge laddove è emigrato. Capirà, per questo, che il creditore dovrà necessariamente disporre di informazioni frutto di una mirata ricerca investigativa, sostenendone, peraltro, i costi.

      Se poi il debito, per quanto consistente, è frazionato fra più soggetti creditori, le probabilità di un'azione di recupero crediti all'estero diviene quanto mai improbabile. Così come lo sarebbe in Italia.

      Se le ragioni della sua "fuga" sono legate solo ai debiti accumulati nel tempo, direi che lei sta drammatizzando la questione. Se è nullatenente, basterà depositare i suoi risparmi in un conto corrente intestato a persona di sua fiducia. Sul conto corrente potrà operare con delega. Il massimo che rischia a questo punto, ove mai trovasse un impiego stabile non retribuito in nero, è il pignoramento del quinto del suo reddito mensile netto. Il 20% per tutti i creditori, i quali potranno disporre della rata in modo sequenziale, man mano che coloro che per primi hanno proceduto vedranno rimborsato il proprio credito.

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