Recupero crediti e procedure giudiziali - A quanto ammonta il tasso di interesse legale?

Il tasso di interesse legale, a seguito della riforma dell'articolo 1284 del codice civile decretata dalla legge 662/96, è facoltativamente stabilito anno per anno dal Ministro del Tesoro, che provvede con decreto. L'ultimo provvedimento in tal senso è stato il decreto ministeriale del primo dicembre 2003, con il quale la misura del saggio degli interessi legali di cui all'articolo 1284 del codice civile è stata fissata al 2,5% in ragione d'anno, con decorrenza dall'1.1.2004.

Sempre l'articolo 1284 del codice civile prevede che, in caso il Ministro del Tesoro non provveda entro il 15 dicembre, il tasso dell'interesse legale rimane invariato per l'anno successivo.

In caso di interessi relativi a transazioni commerciali, vale il diverso tasso di interesse stabilito sulla base del criterio previsto dal D.lgv. 9 ottobre 2002, numero 231 (Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali).

In particolare, l'articolo 5 stabilisce che, salvo diverso accordo tra le parti, il saggio degli interessi, è determinato in misura pari al saggio d'interesse del principale strumento di rifinanziamento della Banca centrale europea applicato alla sua più recente operazione di rifinanziamento principale effettuata il primo giorno di calendario del semestre in questione, maggiorato di sette punti percentuali. Il saggio di riferimento in vigore il primo giorno lavorativo della Banca centrale europea del semestre in questione si applica per i successivi sei mesi.

Il Ministero dell'economia e delle finanze dà notizia del saggio di cui al comma 1, al netto della maggiorazione ivi prevista, curandone la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana nel quinto giorno lavorativo di ciascun semestre solare.

Nel caso di vendita di beni deteriorabili i tassi da applicare devono essere aumentati di due punti percentuali.

È fatta comunque salva la facoltà delle parti di accordarsi, preventivamente o al fine di definire la controversia, per l'applicazione di un diverso saggio degli interessi.

fonte Studio Legale online.net

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5 luglio 2013 · Paolo Rastelli

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Commenti e domande dei lettori

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  • luigetto 5 novembre 2013 at 13:06

    Buongiorno. Dopo un decreto ingiuntivo emesso nel 2001 dal Giudice del lavoro nei confronti di un Comune dove prestavo servizio per il riconoscimento di una somma remunerativa dello stipendio non corrisposta, seguiva una prima opposizione dell'ente la quale veniva dichiarata inammissibile per scadenza dei termini dal magistrato e subito dopo una richiesta di riammissione con ricorso in appello dal quale scaturiva il 4 marzo scorso una sentenza definitiva con condanna dell'ente al pagamento della somma richiesta più gli interessi legali. Dopo i vari tentativi fatti dal mio legale compresa la trasmissione della sentenza il Comune si ostina a non pagare. Cosa si può fare. Mi hanno detto che anche con decreto esecutivo l'ente può fare un nuovo ricorso e ritardare ulteriormente il pagamento, E' vero?

    • Simonetta Folliero 5 novembre 2013 at 13:18

      L'avvocato che l'ha assistita, le avrà certamente spiegato quali possono essere gli scenari futuri. La sentenza, da quanto lei riferisce, dovrebbe essere passata ormai in giudicato e non potrà essere rimessa in discussione la sua qualità di creditore e quella del Comune di debitore insolvente. Il Comune può ritardare di ottemperare ai suoi obblighi come un qualsiasi debitore, dal momento che è pressoché impossibile pignorare i conti correnti dove vengono versati gli stipendi destinati ai dipendenti e i fondi trasferiti dallo Stato e dalle Regioni a vario titolo (ammesso che ciò avvenga). Può tentare la strada della compensazione forzata, con il supporto di un buon fiscalista (non si devono sbagliare i calcoli), versando nelle casse comunali, a fronte di tributi locali dovuti (IMU, TIA, Tarsu), solo la quota di competenza regionale e statale.

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