I PRINCIPI A CUI SI ISPIRA IL PROVVEDIMENTO CHE VIETA COMPORTAMENTI LESIVI DELLA PRIVACY DEL DEBITORE

Fermo restando il diritto a riscuotere i pagamenti non effettuati, le società di recupero crediti dovranno rispettare i principi di liceità , di correttezza nel trattamento, di pertinenza, di finalità dei dati e il dovere di informativa agli interessati.

In altri termini, ecco le prescrizioni dell'Autorità per la tutela della privacy:

  1. non sono ammesse prassi invasive o lesive della dignità personale. Per sollecitare ed ottenere il pagamento di somme dovute non è lecito comunicare ingiustificatamente informazioni relative ai mancati pagamenti ad altri soggetti che non siano l'interessato (es. familiari, colleghi di lavoro o vicini di casa) ed esercitare indebite pressioni su quest'ultimo;
  2. non si deve far ricorso a telefonate pre-registrate perché con questa modalità persone diverse dal debitore possono venire a conoscenza di una sua eventuale condizione di inadempienza;
  3. è illecita l'affissione di avvisi di mora sulla porta di casa da parte degli incaricati del recupero crediti, modalità questa che rende possibile la diffusione dei dati personali dell'interessato ad una serie indeterminata di soggetti;
  4. non si deve rendere visibile a persone estranee il contenuto di una comunicazione, come può accadere con l'utilizzo di cartoline postali o con l'invio di plichi recanti all'esterno la scritta "recupero crediti" o formule simili. E' necessario, invece, che le sollecitazioni di pagamento vengano portate a conoscenza del solo debitore, usando plichi chiusi e senza scritte specifiche;
  5. gli incaricati delle società non possono usare altri dati se non quelli assolutamente necessari all'esecuzione del mandato (dati anagrafici, codice fiscale, ammontare del credito, recapiti telefonici);
  6. una volta assolto l'incarico e acquisite le somme, i dati devono essere cancellati.

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Commenti e domande dei lettori

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  • hyland 24 luglio 2013 at 16:54

    Buonasera a tutti e spero, in questo forum, di trovare una risposta al mio problema.
    Ho ricevuto la telefonata (molto gentile) di un'addetta di una società di recupero crediti per conto di un banca che, prima di richiedermi le modalità con cui avrei voluto rientrare dal debito, mi ha elencato perfettamente tutti i miei dati riguardanti il reddito, il luogo di lavoro e il nome dell'azienda per cui lavoro. I dati in oggetto sono stati forniti direttamente dal datore di lavoro. Vorrei sapere se è lecito questo "trasferimento" di dati sensibili o se da qualche parte è stato commesso, diciamo...un errore!!.
    Grazie.

    • Simone di Saintjust 24 luglio 2013 at 18:06

      La procedura di pignoramento presso terzi prevede che il creditore si procuri un decreto ingiuntivo presso il tribunale, preposto a vagliare la legittimità della pretesa. Poi, munito di precetto, egli può ingiungere al datore di lavoro di presentarsi al giudice e fornire tutte le informazioni necessarie per consentire la corretta definizione della quota dello stipendio da pignorare, nei limiti previsti dalla legge (reddito percepito dal debitore nonché l'importo di eventuali pignoramenti preesistenti e di cessioni del quinto in corso).

      L'approccio diretto al datore di lavoro messo in atto dal creditore, privo di titolo esecutivo (decreto ingiuntivo e precetto), integra una palese violazione della privacy. Che può essere sanzionata dal Garante, qualora il datore di lavoro sia disposto ad ammettere il contatto ravvicinato del "terzo tipo".

      Insomma, il primo, grave, errore lo ha commesso il creditore. Certo, il datore di lavoro non ha lesinato le informazioni, ma può ben invocare di essere stato contattato e di aver creduto, in buona fede, che le richieste avanzate dall'interlocutore fossero legittime.

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