Difendersi dalle pratiche scorrette delle agenzie di recupero crediti

Se ne sentono di tutti i colori: da chi equipara il mancato pagamento ad un reato penale col rischio del carcere quando invece è un inadempimento di natura civilistica; a chi invia buste in tutto e per tutto simili a quelle dell'Agenzia delle Entrate oppure buste di posta ordinaria di colore verde, che simulano quelle degli atti giudiziari, fino a chi tempesta di telefonate anche notturne e chi si reca ripetutamente al domicilio del debitore.

Pratiche scorrette che, purtroppo, oltre ad intimorire chi le subisce mettono in cattiva luce anche le agenzie che operano in maniera trasparente.

E sicuramente non è d'aiuto il fatto che il settore sia ancora normato da leggi datate 1931.

Ma come fare per difendersi? Quali sono i diritti dei consumatori? E fino a che punto le compagnie di recupero crediti si possono spingere?

Innanzitutto, è fondamentale conoscere alcuni aspetti della questione. Ad esempio quando la società di recupero contatta il debitore deve sempre presentarsi e riferire immediatamente per conto di chi sta telefonando e per quale credito.

Gli incaricati del recupero crediti possono recarsi presso l'abitazione dell'interessato ma, non essendo pubblici ufficiali, non si è obbligati ad aprire. Inoltre, ricordate che al mancato pagamento può far seguito il pignoramento di beni mobili o immobili o addirittura dello stipendio solo dopo una sentenza o un decreto ingiuntivo e previo procedimento dinanzi al giudice.

Perciò, non fatevi intimorire da eventuali atteggiamenti arroganti o minacciosi.

A volte più semplice a dirsi che a farsi.

17 febbraio 2014 · Giorgio Martini

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