Quando presentare interpello costa caro al contribuente

La vicenda prende le mosse dal rigetto di un'istanza di rimborso IVA che era stata indebitamente corrisposta, in relazione ad operazioni di cessioni gratuite di campioni di modico valore, non considerate dalla legge cessione di beni e, di conseguenza, non assoggettabili a IVA.

L'istanza di rimborso era stata respinta dagli uffici finanziari, sul presupposto che essa era tardiva, in quanto proposta oltre il termine biennale di legge. Ed infatti (articolo 21, decreto legislativo numero 546/192) la domanda di restituzione di un'imposta non dovuta in mancanza di disposizioni specifiche, non può essere presentata dopo due anni dal pagamento ovvero, se posteriore, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione.

L'imposta non dovuta, tuttavia, era stata versata dopo la risposta fornita dall'Agenzia delle Entrate attraverso specifico interpello. Ma, e qui sta il problema, con la successiva risoluzione numero 83/2003, l'Amministrazione aveva mutato orientamento, negando che le cessioni gratuite di campioni di modico valore fossero assoggettabili a IVA.

Il contribuente, allora, aveva presentato ricorso ed i giudici di merito tributari avevano condiviso l'assunto del contribuente secondo cui il termine biennale per il rimborso doveva farsi decorrere dalla data dell'ultimo parere reso sul caso concreto (risoluzione 83/2003 dell'Agenzia delle Entrate), anche in considerazione della buona fede del contribuente, il quale si era determinato ad assolvere l'imposta non dovuta esclusivamente in conseguenza del precedente erroneo parere espresso proprio dall'Agenzia delle Entrate.

I giudici di piazza Cavour, chiamati a dirimere la questione su ricorso dell'Agenzia delle Entrate, hanno allora dovuto decidere (Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza numero 20526/13; depositata il 6 settembre) se il parere reso dall'Amministrazione, in difformità ad altro parere precedente che abbia indotto il contribuente ad assolvere l'imposta non dovuta, potesse configurare, o meno, un "presupposto per la restituzione", successivo ed autonomo rispetto al mero indebito versamento dell'imposta.

A tal proposito, però, la corte di Cassazione aveva già avuto modo di statuire che il giorno per il decorso del termine biennale ex articolo 21 decreto legislativo 546/92 non può essere fatto coincidere con la data di emanazione di risoluzioni o circolari dell'Amministrazione finanziaria interpretative della normativa tributaria, essendo tali atti interni certamente inidonei a determinare l'insorgenza di un diritto prima inesistente, ovvero a costituire nuovi titoli di un diritto già sussistente in forza di specifiche disposizioni di legge. Trattasi non già di fonti del diritto, bensì di semplici presupposti chiarificatori della posizione espressa dall'Amministrazione su un dato oggetto (cfr. Cass. 813/05, Cass.S.U. 23031/07, Cass. ord. 23042/12).

Nella medesima prospettiva, è emersa l'evidenza che neppure la risposta resa dall'Ufficio all'istanza di interpello inoltrata dal contribuente, ex articolo 11 legge 212/00, è idonea a fondare un diritto al rimborso dell'imposta indebitamente versata, trattandosi di una mera promessa amministrativa o di un preatto amministrativo (Cass. 23523/08), di per sé, dunque, non suscettibile di fondare l'insorgenza di posizioni soggettive, che possono, semmai, scaturire dall'atto successivamente emesso in conformità a tali risposte.

Dunque, la risposta a formale interpello del contribuente vincola esclusivamente l'Amministrazione finanziaria - come si desume dal comma 3 dell'articolo 11 legge 212/00, a tenore del quale qualsiasi atto, anche a contenuto impositivo o sanzionatorio, emanato in difformità della risposta (...) è nullo - ma non il contribuente, il quale, trattandosi di un mero parere emesso nell'esercizio dell'attività consultiva degli uffici finanziari, resta perfettamente libero di disattenderlo (vedasi Corte Costituzionale 191/07).

In pratica, il contribuente non ha diritto al rimborso di quanto pagato, e non dovuto, dietro "consiglio" della stessa Amministrazione. Unico spiraglio lasciato aperto dagli ermellini: qualora il cittadino ritenga che l'ufficio abbia provocato con la sua consulenza errata un danno ingiusto potrà chiedere i danni nell'ambito di una causa ordinaria di fronte al Tribunale. Pagare quindi un altro contributo unificato e avviare un percorso processuale complesso ...

19 settembre 2013 · Giorgio Valli

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