Protesto di un assegno – come il creditore può recuperare il credito e il debitore limitare il danno

A chiunque può capitare di emettere un assegno parzialmente o totalmente a vuoto. E c’è sempre il malcapitato che lo riceve in pagamento. In questi casi, il più delle volte, non si sa cosa fare. E’ utile e conveniente per il creditore procedere al protesto dell’assegno? E quali sono le conseguenze per il debitore inadempiente? In questo articolo il consulente legale prova a spiegare ad entrambi, passo dopo passo, con le semplici parole di tutti i giorni, quali le iniziative da intraprendere e le misure da adottare. Si tratta di informazioni efficaci, all’uno per recuperare il credito e all’altro per limitare i danni conseguenti all’iscrizione negli archivi dei cattivi pagatori.

Protesto di un assegno

Il protesto di un assegno è il procedimento con il quale viene dichiarato pubblicamente, da parte di un notaio, ufficiale giudiziario o segretario comunale, il mancato pagamento della somma indicata in un assegno presentato all’incasso in tempo utile.

La funzione principale del protesto, è quella di garantire al portatore dell’assegno l’esercizio dell’azione di regresso nei confronti dei debitori: quindi sia nei confronti del traente che degli eventuali giranti. Detta funzione, però, non è l’unica.

Il protesto, infatti, svolge anche una non trascurabile efficacia probatoria, quale conseguenza del fatto di essere atto pubblico che fa fede, dunque, fino a querela di falso, dell’avvenuta presentazione dell’assegno e del suo mancato pagamento.

Non può essere trascurata, poi, la funzione “psicologica” del protesto, derivante dalla pressione che sul debitore esercita il discredito commerciale e sociale che proviene dalla pubblicità “negativa” del protesto.

L’ultima funzione del protesto, conformemente a quanto ritenuto dalla dottrina e dalla giurisprudenza più recente, è l’assimilazione del protesto alla costituzione in mora del debitore, con la conseguente produzione di effetti interruttivi della prescrizione.

Constatazione equivalente al protesto di un assegno

La “constatazione equivalente” e’ invece una dichiarazione del trattario (la Banca che deve pagare) posta sull’assegno con indicazione del luogo e giorno della presentazione. Tale dichiarazione (datata ed attestante che l’assegno e’ stato trasmesso in tempo utile e non pagato) può essere emessa anche da una “stanza di compensazione”, ovvero da uno degli uffici che si occupano della regolamentazione dei rapporti di credito/debito tra le varie Banche.

La constatazione equivalente, in pratica, ha gli stessi effetti della levata del protesto e deve essere comunicata alle Camere di Commercio per la redazione degli elenchi dei protestati.

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Stai leggendo Protesto di un assegno – come il creditore può recuperare il credito e il debitore limitare il danno Autore Chiara Nicolai Articolo pubblicato il 19 agosto 2008 Ultima modifica effettuata il 9 aprile 2014 Classificato nelle categorie protesto assegni Etichettato con tag , , , , , , , . Archiviato nella sezione conseguenze dei debiti » protesti e protestati » assegni a vuoto e protestati – ricorso contro ingiunzione prefettizia – esercizio azione regresso Numero di commenti e domande: 123 Clicca qui per inserire un commento o porre una domanda

Approfondimenti e integrazioni

Commenti e domande dei lettori

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  • Rosaria Proietti 28 aprile 2012 at 11:51

    Dal momento in cui l’assegno non viene pagato per mancanza di fondi, il soggetto interessato (il traente) – a cui viene debitamente notificato l’inizio della procedura con il cosiddetto “preavviso di revoca” – ha 60 giorni di tempo per pagare. Il preavviso di revoca viene inviato per telegramma o raccomandata a/r entro 10 giorni dalla presentazione al pagamento dell’assegno.

    Il pagamento, detto “tardivo” (nel termine dei 60 giorni dalla presentazione e mancata riscossione) comprende gli interessi legali, alcune spese (di protesto o di gestione per la dichiarazione di constatazione equivalente) nonché’ una penale che normalmente si aggira intorno al 10% dell’importo dell’assegno.

    Tale pagamento può essere effettuato presso lo sportello della banca su cui e’ tratto l’assegno tramite la costituzione di deposito infruttifero vincolato al portatore del titolo impagato (il creditore), presso il pubblico ufficiale che ha levato il protesto (notaio, ufficiale giudiziario o segretario comunale), oppure direttamente nelle mani del creditore, che rilascia quietanza alla banca o alla posta su un modulo predisposto. Modulo, che ovviamente, va riconsegnato alla banca trattaria per evitare la segnalazione al CAI.

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