Cosa ne è stato del progetto garanzia giovani ad un anno dall'avvio?

1. Il disastro del progetto garanzia giovani » La storia di un flop annunciato tra le proteste dei tirocinanti e le riflessioni degli esperti
2. La partenza flop del progetto Garanzia Giovani
3. I numeri disastrosi del progetto garanzia giovani
4. Cosa dicono i diretti interessati del progetto Garanzia Giovani: la protesta corre sul web
5. Il progetto garanzia giovani ed il triste epilogo: i tirocinanti scendono in piazza per protestare contro l'inefficienza del programma

Il disastro del progetto garanzia giovani » La storia di un flop annunciato tra le proteste dei tirocinanti e le riflessioni degli esperti

A più da un anno dalla sua attuazione forniamo un analisi sul progetto garanzia giovani, tanto sponsorizzato e pubblicizzato ma, a dire di tirocinanti e addetti ai lavori, destinato a diventare un vero e proprio flop.

Il 2014 era stato l'anno di avvio della Youth Guarantee, o Progetto Garanzia Giovani, il programma europeo per favorire l'occupabilità e l'avvicinamento dei giovani al mercato del lavoro.

Il piano prevedeva, e prevede tutt'ora, una serie di misure, a livello nazionale e territoriale, in teoria, volte a facilitare la presa in carico dei giovani tra 15 e 25 anni per offrire loro opportunità di orientamento, formazione e inserimento al lavoro.

Da notare bene che in Italia il governo ha deciso di estenderlo fino ai 29 anni.

Ma, a più di un anno dalla sua introduzione, le aspettative attese sono state soddisfatte?

Vediamolo nel prosieguo dell'articolo.

La partenza flop del progetto Garanzia Giovani

Si dice che una buona partenza sia fondamentale per il proseguimento degli obbiettivi, oppure che la prima impressione sia davvero quella che conta: beh, per il progetto garanzia giovani, sembra non sia andato tutto per il verso giusto.

Il primo periodo di vita della Garanzia Giovani, quello di attivazione, sembra che non sia andato proprio benissimo.

Poche adesioni e pochi posti di lavoro creati è, in parole povere, l’accusa mossa contro lo strumento approntato dal Governo Renzi.

La Garanzia Giovani doveva rappresentare il fiore all'occhiello nel contrasto alla disoccupazione dei giovani Under 25 (poi per sollevazione popolare portato a 30).

In realtà, la fretta del governo di realizzare il prima possibile questo strumento ha avuto l’inevitabile conseguenza che, anche questa volta, è stato fatto il solito pasticcio all'italiana.

Ovviamente, le uniche regioni che hanno beneficiato del progetto sono state sempre le solite (quelle del Centro-Nord): tuttavia, i veri disastri annunciati erano quelli del Sud.

Già dal principio, infatti, erano state destinate troppe risorse in Formazione e Accompagnamento, che purtroppo spesso non si traducono in collocamenti.

Il rischio, era quello di alimentare un certa “sfiducia” e forse qualche “incazzatura” nei giovani: ma come gli dici che gli trovi lavoro in 4 mesi e poi il massimo che riesci a fare è un corsettino di un mese?

Date queste premesse, dunque, la Garanzia Giovani già rischiava di diventare il primo concreto e dimostrabile fallimento del neo-governo Renzi.

I numeri disastrosi del progetto garanzia giovani

I numeri del progetto garanzia giovani sono l'immagine del disastro del programma: ma di chi è la colpa di questo fallimento?

Come chiarito, Garanzia Giovani»è un programma europeo rivolto ai ragazzi che non studiano né lavorano, i cosiddetti Neet, tra i 15 e i 29 anni, nei Paesi con disoccupazione giovanile oltre il 25%.

Da noi la disoccupazione giovanile è al 40% circa, e i Neet fino a 29 anni sono 2,2 milioni: quelli coinvolti potenzialmente dal programma, così scrisse il governo all'avvio, nell'aprile del 2014, sono 1,7 milioni.
Bruxelles su quest’operazione ha investito 6 miliardi di euro, di cui ben 1,5 sono andati all'Italia, da spendere per coloro che si registravano al programma su di un portale.

Sulla carta, il giovane registrato sarebbe stato convocato dagli uffici dell’impiego, e poi avrebbe dovuto iniziare un’esperienza lavorativa retribuita.

Oppure un tirocinio o uno stage fino a sei mesi, pagato 4- 500 euro al mese. Una bella esperienza per uscire dalla stasi e (chissà) andare verso un lavoro «vero».

Come ricordato, il programma è cominciato nel maggio del 2014.

Ha avuto una partenza disastrosa, una fase intermedia catastrofica, e adesso, arrivato a 14 mesi di vita continua a essere un clamoroso flop.

Uno, perché i giovani non si sono iscritti: sulla platea potenziale, si è registrato solo il 28,5%.

Due, in ben 11 mesi solo la metà degli iscritti sono stati contattati per un primo colloquio dagli uffici pubblici (il 14,1% del totale potenziale).

Tre, sono riusciti ad avere un’occasione di lavoro o tirocinio in pochi: solo il 3,8% dei 1,7 milioni potenziali.

Appunto, 65000 su milioni di «sfiduciati» o senza impiego.

Al ministero del Lavoro tutto questo è noto: fino a gennaio nei rapporti settimanali gli uffici registravano appunto 1,7 milioni di Neet come «bacino potenziale».

Ma nell'era della narrazione renziana, i fallimenti non sono ammessi.

E allora a partire da febbraio il ministero del lavoro ha pensato bene di modificare drasticamente il bacino potenziale.

Da 1,7 milioni li ha ridotti a soli 560.000, ovvero i giovani che potranno essere raggiunti sulla base delle risorse disponibili e della spesa massima assegnata a ciascuna misura disponibile. Chiaramente, i dati appaiono più belli e adeguati allo stile comunicativo del governo.

Il flop di Garanzia Giovani ha tanti padri, comunque.

Si va dalla conclamata inefficienza del sistema pubblico dei servizi all'impiego alla frammentazione delle Regioni, che ha reso caotiche le regole.

Le imprese si sono disinteressate.

Poi ci sono i vizi della politica: in Campania sono stati varati 2.500 tirocini negli uffici pubblici pagati 500 euro al mese. Sei mesi, fino alle elezioni, e poi a casa.

Infine, c’è la disastrosa burocrazia pubblica: tanti giovani dopo tre-quattro mesi di lavoro o stage non hanno ancora visto un centesimo.



Cosa dicono i diretti interessati del progetto Garanzia Giovani: la protesta corre sul web

Ecco che cosa dicono i diretti interessati, i giovani disoccupati appunto, del famigerato progetto garanzia giovani: la protesta corre sul web.

In molti lamentano di non aver ricevuto i 600 euro netti mensili previsti per le 20 ore di lavoro settimanale, lamentando, inoltre, di svolgere mansioni molto poco “professionalizzanti”, come lavare bagni e scrostare pentole.

Inoltre, molti lamentano di aver atteso anche 7 mesi prima di essere chiamati, quando il tempo massimo previsto per l’attivazione è stato fissato in 4 mesi, per poi dover cercare da soli un’azienda disposta ad accoglierli, quando all'incontro tra domanda e offerta dovrebbero provvedere i soggetti proponenti, come i Centri per l’impiego e le agenzie internali.

La rabbia, la delusione e le denunce dei giovani, senza alcuna garanzia, esplode sul web ed in particolare su Facebook.

L’indennità, prevede il progetto, ove la documentazione relativa al tirocinio sia completa e corretta, viene corrisposta dall'Inps entro il mese successivo a quello in cui viene richiesta.

Si lamenta poi la difficoltà di trovare un interlocutore che in azienda prenda sul serio questi giovani speranzosi, magari degnandoli di un colloquio, che anch'esso dovrebbe essere parte integrante dell’esperienza formativa.

Ci sono poi, tra gli iscritti a Garanzia giovani, quelli che attendono con trepidazione la chiamata che non arriva, e accusano di scarsa efficienza i soggetti promotori, ovvero Agenzie interinali e Centri per l’impiego, pagati per prendersi in carico il giovane, seguirlo passo passo, e soprattutto per individuare insieme al tirocinante, le strutture aziendali presso cui svolgere il tirocinio.

Ma questo compito, in molti casi, viene svolto con il fai da te dagli stessi aspiranti tirocinanti.

Altra segnalazione molto frequente e oggetto di denuncia è il primo approccio con l’azienda ospitante, che non si degna nemmeno di fare un colloquio all'aspirante tirocinante, approccio che pure sarebbe parte integrante dell’esperienza formativa.

Si riscontrano, in ultimo, difficoltà non previste per accedere al tirocinio per i requisiti richiesti dalle imprese, ritenuti eccessivi come l’esperienza pregressa nel ruolo che sembra cozzare con le peculiarità del progetto.

Il progetto garanzia giovani ed il triste epilogo: i tirocinanti scendono in piazza per protestare contro l'inefficienza del programma

E così, per il progetto garanzia giovani si arriva al triste epilogo: i tirocinanti scendono in piazza, a Roma, per protestare contro l'inefficienza del programma.

Sono delusi, arrabbiati, scoraggiati.

È l’ennesima presa in giro, ripetono all'unisono.

Si sono ritrovati davanti alla sede della Regione Lazio per chiedere all’assessore al Lavoro della giunta, che fine abbiano fatto i soldi che loro, i tirocinanti di Garanzia Giovani, aspettano invano da mesi.

C’è chi ha già terminato la propria esperienza formativa senza percepire un euro, i più fortunati sono riusciti ad ottenere in qualche caso solo la prima tranche di pagamenti.

Ottocento euro lordi a bimestre che, nella maggior parte dei casi, i tirocinanti sono stati costretti ad anticipare per fare fronte alle spese quotidiane: la benzina, il vitto, l’abbonamento dei mezzi pubblici.

Neanche il colloquio fra l’assessore e i ragazzi sembra, per il momento, aver rasserenato gli animi.

Anche perché l'assessore, che nei giorni scorsi ha istituito una task force per sveltire le procedure di pagamento, ha spiegato che ci vorranno altri due mesi prima che il problema venga risolto.

Sono soldi comunitari, ha detto l’assessore ai ragazzi.

A suo parere, tutti i soldi dell’Unione europea vanno monitorati e giustificati. Non solo.

Secondo l'assessore, non si poteva prevedere che il tirocinio sarebbe stata la misura più richiesta dal territorio.

Sorridono i ragazzi, rispondendo che avrebbero dovuto organizzarsi in maniera migliore. Questa è una fregatura. Esperienza formativa? Con il tirocinio non si mangia».

Fra i ragazzi che hanno partecipato al sit-in c’era anche una ragazza, che ha iniziato il proprio tirocinio a febbraio in un’associazione di promozione sociale con sede nella Capitale ma che, ad oggi, non ha ancora percepito un euro.

Ma di storie ce ne sono tante altre

Gianni (il nome è di fantasia) ha 27 anni: laureato in Economia e management con 110 e lode, ha concluso il proprio tirocinio, iniziato a gennaio e svolto in un importante istituto di credito, il 30 giugno.

La sua indennità era, o meglio sarebbe dovuta essere, di 600 euro al mese: 200 euro da parte del datore di lavoro, che ho regolarmente percepito, e i restanti 400 euro da parte della Regione, che non ha mai visto.

In realtà, racconta il ragazzo, la partecipazione allo Youth Guarantee è avvenuta a sua insaputa.

Nessuno lo ha mai informato dell' inserimento all'interno di questo progetto.

Il giorno in cui è andato a firmare i documenti si è trovato di fronte al pagamento dilazionato rendendosi conto di cosa stava accadendo: in parole povere, lo hanno preso per il culo.

Garanzia Giovani non lo consiglierebbe a nessuno poiché, a suo dire, è un progetto del tutto fallimentare.

Ed anche secondo noi

22 luglio 2015 · Patrizio Oliva

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Stai leggendo Cosa ne è stato del progetto garanzia giovani ad un anno dall'avvio? Autore Patrizio Oliva Articolo pubblicato il giorno 22 luglio 2015 Ultima modifica effettuata il giorno 4 marzo 2017 Classificato nella categoria lavoro e pensioni Inserito nella sezione lavoro, pensioni, famiglia separazione e divorzio, Isee del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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