Sospensione del pagamento delle rate di un prestito » Le possibili conseguenze

Quali sono le possibili conseguenze per il debitore, quando si sceglie di sospendere il pagamento delle rate dopo la stipula di un contratto di prestito? A cosa va incontro? Cosa sono la decadenza dal beneficio del termine, il decreto ingiuntivo e il pignoramento? Analizziamo queste fasi nel prosieguo dell'articolo

Cosa succede se si sospende il pagamento delle rate di un prestito

La questione è normativizzata dall'articolo 2740 del codice civile, secondo cui i debitori rispondono dei debiti contatti con tutti i propri beni, presenti e futuri. Questo principio, pertanto, permette ai creditori, salvo intervenuta prescrizione del credito vantato, di aggredire i beni del debitore. Questa prassi è comunemente conosciuta sotto il nome di pignoramento presso terzi.

Vediamo come funziona.

Facciamo un esempio, prendendo il caso in cui il debitore non paghi da diversi mesi le rate del prestito.

Nella fattispecie, la finanziaria è legittimata, se previsto dal contratto ad inviare al debitore la cosiddetta decadenza del beneficio del termine.

Si tratta di una comunicazione a mezzo raccomandata con cui si informa il debitore che è venuta meno la possibilità di restituire il prestito mediante rate mensili con contestuale richiesta di saldare il debito residuo in un'unica soluzione in brevissimo tempo. Si parla di 7-10 giorni al massimo.

Così, il debitore, una volta pervenuta la D.B.T., se non adempie al pagamento di quanto dovuto, inizierà a ricevere insistenti chiamate da parte di società di recupero crediti che, ottenuto un mandato all'incasso, cercheranno di stipulare ad un accordo transattivo consistente, nella maggior parte delle volte, in una proposta a saldo e a stralcio.

In parole povere, viene proposto uno sconto sul debito complessivo chiedendo il pagamento del 30% o 50% dell'importo totale purché avvenga mediante cambiali.

Ricordiamo che la sottoscrizione delle cambiali è proprio ciò a cui puntano le finanziarie, in quanto esse costituiscono titolo esecutivo ed il mancato pagamento di una sola cambiale permette al creditore finanziaria di procedere esecutivamente.

Nel caso il debitore non accettasse il pagamento a saldo e stralcio, la finanziaria procederà con il famoso decreto ingiuntivo.

Questo atto, firmato dal Giudice, viene notificato al debitore, il quale ha soltanto 40 giorni per rivolgersi ad un legale e proporre opposizione.

Attenzione, se non viene proposta l'opposizione al decreto ingiuntivo, quest'ultimo diventa esecutivo e viene notificato insieme all'atto di precetto.

Ciò anticipa la fase esecutiva vera e propria che si ha con l'atto di pignoramento, che può essere notificato dopo 10 giorni dal precetto ed entro 90 giorni, sempre se il debitore non paga entro questo termine.

Arriviamo dunque all'ultima fase, dove si prospetta per il debitore il famigerato pignoramento presso terzi. Questo ulteriore atto sarà notificato alla banca in caso in cui il creditore voglia pignorare il conto o depositi del debitore, oppure può essere notificato al datore di lavoro se si vuole pignorare un quinto dello stipendio. Verranno bloccate le somme, quindi il debitore non potrà prelevare né ricevere lo stipendio integralmente, verrà infatti accantonato ogni mese di 1/5 fino al raggiungimento dell'importo dovuto al creditore.

Per concludere, va detto che con l'atto di pignoramento si "invitano" il debitore ed il terzo pignorato, datore di lavoro o banca, all'udienza in Tribunale ed il Giudice assegnerà in quella sede le somme spettanti al creditore.

12 marzo 2014 · Andrea Ricciardi

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