Mutui, prestiti e finanziamenti negati dalle banche - Operativa la task force dei prefetti [Commento 1]

  • luca piana e stefano vergine 26 giugno 2009 at 10:23

    Giulio Tremonti ne aveva fatto un cavallo di battaglia, arrivando a sfidare in campo aperto il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. La stretta creditizia, il freno tirato dalle banche nel concedere nuovi prestiti "è il rischio dei rischi", aveva tuonato il ministro dell'Economia. Da qui l'idea di aprire un canale privilegiato per le denunce contro i più avari fra gli istituti di credito. Da metà aprile, i comportamenti ritenuti scorretti possono essere segnalati con uno speciale modulo prestampato, da inviare comodamente via e-mail o attraverso la posta tradizionale al prefetto di ogni provincia. È una forma di "controllo territoriale e sociale", ama ripetere Tremonti.

    Due mesi e mezzo più tardi, alle prefetture di segnalazioni ne sono però arrivate pochine. ‘L'espressò ha potuto raccogliere i dati relativi a dodici regioni, alle quali si aggiungono le province di altri quattro importanti capoluoghi: il totale fa circa 270 denunce (vedi tabella nella pagina a fianco). Se si considerano le prefetture che non hanno fornito i dati, è lecito supporre che non si superino di molto le 400 segnalazioni. Un risultato modesto, se si considera che l'entità dei prestiti concessi dalle banche alle famiglie e alle imprese tocca i 1.334 miliardi di euro.

    Se i numeri delle denunce sono sottili ovunque, non mancano differenze da una prefettura all'altra. Il record lo ha stabilito probabilmente il prefetto di Bari, Carlo Schilardi, che nella sola provincia ha raccolto 55 segnalazioni: "Il motivo è chiaro: il costo del denaro in Puglia è più alto rispetto al centro e al nord Italia", dice Schilardi. E tre clienti su quattro, spiega, riescono ad accedere ai prestiti solo a tassi elevati, più del 13 per cento annuo.

    Il mini-boom di Bari è però un caso isolato. In tutta la Calabria le denunce sono state solo dieci, in Veneto circa il doppio: a dispetto delle migliaia di imprese della regione, "sono stati soprattutto i privati a reclamare per situazioni personali, come il mutuo non concesso", dicono in prefettura a Venezia. In Lombardia di segnalazioni ne hanno contate 55, mentre nelle Marche si sono fermati a 14. Tra queste, nessuna è arrivata da quelle botteghe di pelletteria e di calzature che costituiscono il fiore all'occhiello dell'artigianato locale. A Palermo, in una Sicilia dove le banche raccolgono risparmi per 48 miliardi e finanziano l'economia regionale - tra aziende e famiglie - con prestiti per soli 25, le proteste inoltrate al prefetto Giancarlo Trevisone sono state appena sette.

    Tra le denunce, non mancano quelle che appaiono immotivate agli occhi degli stessi prefetti: "Lo strumento della segnalazione, però, non è inutile: i vertici delle banche sanno che le istituzioni mantengono gli occhi aperti sul loro operato. E questa consapevolezza può rappresentare un deterrente nei confronti di quegli istituti che, con la crisi in atto, potrebbero eventualmente approfittarne", dice Gian Valerio Lombardi, prefetto di Milano.

    Se il mezzo flop iniziale dei prefetti si trasformerà in un successo, si vedrà. Intanto, però, la stretta sui prestiti bancari è un dato di fatto. Lo ha ammesso Draghi durante l'ultima assemblea della Banca d'Italia: il crollo delle vendite accusato dai settori produttivi e "l'irrigidirsi dell'offerta di credito bancario" in atto rischiano di mandare in "asfissia finanziaria anche aziende che avrebbero il potenziale per tornare a prosperare dopo la crisi".

    In effetti, parlare di stretta creditizia generalizzata è sbagliato. Come ha osservato Draghi, diverse aziende usciranno rafforzate dalla recessione. Altre, invece, soffriranno terribilmente. Il governatore ha citato anche dei numeri. Nell'universo delle 65 mila imprese italiane con oltre 20 dipendenti, saranno circa 5 mila (con un totale di un milione di addetti) quelle "finanziariamente più solide" che potranno trarre vantaggio dalla crisi. Più o meno altrettante, però, sono quelle che vedono "prosciugarsi i flussi di cassa", ha spiegato Draghi. Un fenomeno che sta falcidiando numerose tra le 500 mila aziende manifatturiere che invece hanno meno di 20 dipendenti, più esposte al taglio degli ordini e al ritardo dei pagamenti. "Quando un grosso cliente ha iniziato a non pagare più, mi sono trovato per la prima volta nella necessità di utilizzare il fido di 100 mila euro che il Credito Bergamasco mi aveva concesso. Ma mi è stato subito revocato", racconta un imprenditore di Lumezzane che produce stampi in alluminio.

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