La prescrizione presuntiva - Un caso pratico e reale di come il cliente può perdere la facoltà di eccepirla

Nel caso specifico affrontato dai giudici di legittimità, il Tribunale aveva dichiarato prescritto il credito di un avvocato per compensi professionali, annullando, così, il decreto ingiuntivo emesso dal giudice di pace nei confronti del cliente debitore. Anche per i giudici d'appello, il credito azionato era da ritenersi prescritto, in base a quanto stabilito proprio dall'articolo 2956 del codice civile sulla prescrizione presuntiva.

Ma l'avvocato aveva proposto ricorso in Cassazione, contestando al Tribunale di non aver tenuto conto che il cliente debitore aveva ammesso in giudizio che la parcella non era stata estinta, dal momento che ne aveva contestato la congruità, e per questo (ai sensi dell'articolo 2959 del codice civile) l'eccezione di prescrizione presuntiva non doveva essere accolta. Ottenendo piena ragione dai giudici di legittimità che ne hanno accolto il ricorso.

Oppure, rendetevi conto delle motivazioni con cui i giudici di piazza Cavour (su piazza Cavour si affaccia la sede della Suprema Corte) hanno respinto, nella sentenza 7527/12, il ricorso di un cliente il quale, su circa 21 mila euro pretesi dal proprio avvocato, ne aveva sborsati, con pezze d'appoggio documentate, oltre 12 mila e riteneva non fosse dovuto il residuo sia perché le attività svolte dal professionista potevano considerarsi ampiamente soddisfatte dall'importo già corrisposto, sia perché, nel frattempo, era intervenuta la prescrizione presuntiva triennale.

Ebbene, secondo i giudici: La prescrizione presuntiva, anche se fondata su di una presunzione, è cosa ben diversa dalla presunzione stessa ed, a differenza di questa, non è un mezzo di prova, ma incide direttamente sul diritto sostanziale limitandone la protezione giuridica.

Poi, per rafforzare le motivazioni a sostegno del rigetto del ricorso i giudici citano una comunicazione in atti, inviata dal cliente all'avvocato, in cui il primo, adducendo la difficile situazione economica in cui si trovava coinvolto, chiedeva al professionista di non avviare azioni giudiziali, volte al recupero dei compensi pretesi, dal momento che egli non intendeva sottrarsi ai doveri assunti, confermando l'impegno a regolare la posizione debitoria non appena possibile.

E con questa missiva, si è suicidato il malcapitato cliente: secondo i giudici, infatti, tali dichiarazioni risultano incompatibili con la volontà di avvalersi della prescrizione presuntiva maturata relativamente ai compensi pretesi dal professionista, con il conseguente riconoscimento di una tacita rinuncia ad avvalersi della stessa.

In sostanza, concludono i giudici, il cliente ha posto in essere una manifestazione tacita di volontà di rinuncia alla prescrizione presuntiva maturata, esprimendo, altresì, la sua volontà negoziale di non volersi avvalere di quel diritto che aveva ad oggetto la sua liberazione dall'obbligo assunto. La conseguenza è che da tale momento (dalla data della lettera inviata all'avvocato, per intenderci) comincia a decorrere un nuovo termine di prescrizione, comunque ordinario (cioè decennale).

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Commenti e domande dei lettori

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  • guido2 18 ottobre 2014 at 22:45

    Salve io o 1 debito con la findomestic di 6000 euro fatto nel 2003, poi o altri debiti fatti nel 2004 banche , e poi cosa più grossa equitalia 47000 mila euro debiti amministrativi Per causa protesti assegni , chi il creditore è la prefettura . Tutti debiti causati dalla ditta , che avevo . Già condannato penalmente a tre anni già pagato . Ora io voglio oltre 1 consiglio , ma la prescrizione non c'è verso grazie

    • Ludmilla Karadzic 19 ottobre 2014 at 10:54

      Si tratta di uno sfogo o di una domanda?