C'è una sentenza della corte costituzionale secondo la quale sulla tariffa pagata dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti (la cosiddetta tia, che a roma si chiama tari) non è dovuta l'iva, applicata invece (con aliquota del 10 per cento) dalle varie società che nei comuni esercitano questo servizio

  • luca cifoni 2 novembre 2009 at 06:51

    C'è una sentenza della Corte Costituzionale secondo la quale sulla tariffa pagata dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti (la cosiddetta Tia, che a Roma si chiama Tari) non è dovuta l'Iva, applicata invece (con aliquota del 10 per cento) dalle varie società che nei Comuni esercitano questo servizio.

    Il pronunciamento della Consulta è dello scorso luglio, ma al momento le società in questione continuano ad applicare e riscuotere l'imposta, mentre varie associazioni di consumatori hanno invitato gli utenti a sospendere il versamento e a tentare il recupero degli arretrati.

    Una situazione un pò paradossale, come forse paradossale è il fatto che la sentenza in questione, la 238 del 2009, nasca dal ricorso sostanzialmente in senso contrario di un cittadino raggiunto da una cartella esattoriale relativa alla Tia. Per evitare di pagare l'interessato sosteneva che la tariffa non può essere assimilata ad un tributo e dunque non è soggetta alle procedure di riscossione propria dei tributi. Nel dare torto al giudice di pace che aveva sollevato la questione di costituzionalità in materia, la Consulta spiega perché invece la Tia va considerata una tassa, anche se si chiama tariffa, e quasi incidentalmente afferma che non ricade nel campo di applicazione dell'Iva.

    Dovrebbe così essere definitivamente risolta una questione che si trascinava da anni, con sentenze anche della Corte di Cassazione che andavano in direzione opposta. Ma perché la sentenza si concretizzi in un minore esborso da parte dei cittadini, dovrà ancora passare un pò di tempo. Le società del settore sostengono infatti, con qualche ragione, di essere in realtà solo degli esattori dell'Iva, che poi viene riversata al fisco. Serve quindi un provvedimento del governo, o quanto meno dell'Agenzia delle Entrate, che prenda atto del nuovo quadro giuridico. Non sarà facile: restituire l'Iva arretrata (la prescrizione è di dieci anni) costerebbe allo Stato svariate centinaia di milioni di euro.

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