La diatriba delle polizze assicurative dormienti

Tutto quello che c'è da sapere sulla, scomoda, diatriba relative alle polizze assicurative dormienti.

E' partita la sfida dell'Ivass a vantaggio dei possessori di polizze assicurative vita e morte e dei loro beneficiari.

Se non fosse per il fatto che l'autorità non ha in tasca una proposta concreta su come poi realmente aiutare i risparmiatori ad intascare le somme cui hanno diritto.

Gli obiettivi sono innanzitutto di fotografare il fenomeno, raccogliendo dati sul numero delle polizze assicurative potenzialmente dormienti e sui relativi capitali assicurati, acquisire informazioni sui processi posti in essere dalle imprese per verificare i decessi e identificare e rintracciare i beneficiari.

Solo successivamente la sezione tutela dei consumatori dell'autorità pensa di individuare correttivi e formulare proposte (anche legislative) per agevolare le imprese nella ricerca dei legittimi beneficiari.

In che modo? Una delle ipotesi di lavoro potrebbe essere, ad esempio, l'istituzione di un'anagrafe centrale che le imprese possano interrogare.

Poco, secondo le associazioni dei consumatori, per garantire ai legittimi beneficiari di intascare il denaro investito nelle polizze assicurative.

Tuttavia, secondo l'autorità, il meccanismo potrebbe funzionare sulla falsariga di quanto accade in Francia.

Oltralpe però il legislatore è intervenuto sulla questione in maniera decisa: innanzitutto ha reso obbligatoria per le compagnie assicurative la consultazione dell'anagrafe centralizzata per verificare i decessi dei beneficiari.

In secondo luogo, ha istituito anche un meccanismo di sanzioni per le imprese inadempienti che nel biennio 2014-2016 hanno subito ammende pecuniarie per 103 milioni di euro.

Infine, ad aprile 2016, l'autorità ha analizzato il fenomeno registrando la presenza in Francia di somme assicurate relative a polizze vita dormienti pari a 5 miliardi di euro su oltre un milione di polizze assicurative.

Denaro che, nel caso di morte dell'intestatario del contratto e di mancata riscossione, finisce dopo dieci anni nei forzieri della Cdp francese, la Caisse des dépôts, con una prescrizione ventennale.

I cugini d'Oltralpe possono quindi contare su un intero sistema costruito a garanzia del risparmiatore.

E non solo su un'anagrafe.

Inoltre, hanno a disposizione ben 20 anni prima di incappare nella prescrizione.

Senza contare poi che in quel lasso temporale il denaro è al sicuro alla Caisse des dépôts.

Il meccanismo è insomma decisamente diverso da quello italiano, dove bastano dieci anni perché scatti la prescrizione e il denaro finisca in un fondo che i governi di turno utilizzano come meglio credono senza rispetto per i risparmiatori.

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