Pignoramento presso la residenza del debitore - Il principio della presunzione legale di proprietà

Come sappiamo, nel “pignoramento mobiliare” presso il debitore  opera una “presunzione legale di proprietà (o appartenenza)” dei beni mobili presenti nella sua “casa” (o azienda o altro luogo a lui appartenente).

Infatti, l'articolo 513 del Codice di Procedura Civile, 1° comma recita: ” l'ufficiale giudiziario, munito del titolo esecutivo e del precetto, può ricercare le cose da pignorare nella casa del debitore e negli altri luoghi a lui appartenenti. Può anche ricercarle sulla persona del debitore, osservando le opportune cautele per rispettarne il decoro”.

Inoltre, come di regola per tutte le presunzioni legali relative (o “iuris tantum”)  vale l'inversione dell'onere della prova: colui che allega il fatto per il quale è prevista la presunzione legale di proprietà non dovrà fornirne alcuna dimostrazione e sarà onere dell'altra parte provare che, nel caso di specie, il fatto non sussiste. In parole semplici, il debitore deve provare che i  mobili, gli arredi, gli elettrodomestici ecc...  trovati nei luoghi a lui appartenenti non sono di sua proprietà.

Si deve anche aggiungere la previsione dell'articolo 621 Codice Procedura Civile: “Il terzo opponente non può provare con testimoni il suo diritto sui beni mobili pignorati nella casa o nell'azienda del debitore, tranne che l'esistenza del diritto stesso sia resa verosimile dalla professione o dal commercio esercitati dal terzo o dal debitore”.  Cioè i legittimi proprietari dei beni presenti nella residenza del debitore (nella fattispecie i genitori del debitore) avrebbero dovuto esibire fatture relative all'acquisto dei mobili, elettrodomestici,sistemi d'intrattenimento (Tv, impiani hifi, computer)  arredi e quant'altro per evitarne il pignoramento.

Dunque, il terzo, soggetto “estraneo” che afferma di essere il reale proprietario dei “mobili”, non può servirsi di testimoni per provare le sue ragioni, e ciò per il timore che questi, d'accordo col debitore, si dichiari proprietario dei beni sottoposti a pignoramento al solo scopo di sottrarre al creditore procedente beni su cui questi intende soddisfare il proprio diritto di credito. Il terzo, tramite un'azione di “accertamento negativo”, dovrà superare la presunzione di proprietà del debitore producendo un atto scritto avente data certa anteriore al pignoramento. Di solito le fatture di acquisto.

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Commenti e domande dei lettori

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  • CATIA 10 febbraio 2016 at 17:49

    Risiedo dal 1997 , da quando mi sono sposata, nella casa intestata ai miei genitori con i quali è stato stipulato un contratto di comodato d'uso gratuito immobiliare e mobiliare. Questo primo contratto non è stato bollato.

    Nel 2007 mio padre dietro consiglio di un professionista ha redatto un nuovo contratto di comodato che faceva riferimento al primo del 1997, vi è stata apposta marca da bollo da € 14,62 ed è stata apposta data certa con timbro postale.

    Nel 2015 mio marito è fallito ed essendo residente in tale abitazione, il curatore sostiene di dover fare l'inventario anche dei beni nell'abitazione di residenza.

    Avendo il contratto data certa ed essendovi elencati tutti i mobili e suppellettili di proprietà dei miei genitori, non dovrebbe essere sufficiente come prova che non sono beni di mio marito?

    • Simone di Saintjust 10 febbraio 2016 at 20:26

      Non è il curatore fallimentare a poter decidere sulla proprietà dei beni presenti nella residenza/domicilio del debitore, anche dopo l'esibizione di eventuali documenti da parte del terzo proprietario. Per il principio di presunzione legale di proprietà, tutto ciò che si trova presso l'abitazione in cui vive il debitore è di proprietà del debitore.

      E' il giudice dell'esecuzione, adito dall'effettivo proprietario dei beni inventariati, a dover decretare, esaminando il contratto di comodato prodotto dal ricorrente, l'esclusione dei beni ivi elencati dall'inventario della massa attiva fallimentare.

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