Vantaggi e svantaggi per debitori e creditori dopo l'applicazione della legge 83/15 che cambia la materia del pignoramento di stipendi pensioni e conti correnti

Vediamo quali saranno i vantaggi e gli svantaggi per debitori e creditori dopo l'applicazione della legge 83/15 che cambia la materia del pignoramento di stipendi pensioni e conti correnti.

Chi, fino a ieri, aveva i creditori alle calcagna e si vedeva puntualmente accreditato in banca lo stipendio o la pensione, non passava mese che non si preoccupasse di svuotare il conto corrente per evitare che l'eventuale pignoramento, notificatogli di punto in bianco, prosciugasse tutte le sue risorse.

Oggi, però, questa necessità non c'è più: la riforma di cui abbiamo abbondantemente parlato, impone limiti al pignoramento presso terzi di stipendi e pensioni.

Per quanto riguarda la difficoltà nel pignoramento, il decreto legge appena licenziato dà una mano ai creditori e una ai debitori nell'infinita guerra tra le due categorie.

Da un lato, infatti, autorizza i creditori ad accedere alle banche dati informatiche del fisco e delle altre pubbliche amministrazioni per effettuare la ricerca telematica dei beni del debitore da pignorare.

Non ci sarà, quindi, più bisogno di quei decreti attuativi a cui la riforma del 2014 aveva subordinato tale nuovo potere.

Ricordiamo che la facoltà, per i creditori, di rivolgersi all'ufficiale giudiziario affinché, tramite il proprio computer, ricercasse gli “averi” del debitore all'interno dell'anagrafe tributaria, dell'anagrafe dei conti correnti, del PRA, dei terminali dell'Inps, ecc. era stata già prevista l'anno scorso, ma, non essendo mai intervenuta la normativa di attuazione, alcuni tribunali avevano negato agli avvocati l'utilizzo di utilizzo di tale incisivo strumento.

Ora, invece, finisce l'infinita caccia al tesoro dei creditori in affanno nel ricercare il conto corrente del debitore, dovendosi magari valere di società investigative. Tali dati saranno disponibili a tutti, non solo ad Equitalia e al fisco: chiunque potrà conoscere, in un secondo, tramite connessione a internet, presso quale banca Tizio ha il conto corrente su cui deposita la pensione o lo stipendio.

Sapere dove il debitore ha il conto corrente costituiva, fino a ieri, un grosso vantaggio: questo perché, prima della riforma di qualche giorno fa, il creditore che pignorava gli emolumenti pensionistici o di lavoro dipendente in banca, piuttosto che all'Inps o presso l'azienda, non doveva accontentarsi solo di un quinto, ma poteva prendere il 100% delle somme depositate.

La giurisprudenza infatti ha sempre ritenuto che tali importi, nonostante la provenienza da reddito di lavoro o pensionistico, una volta confluiti sul conto corrente, diventano pignorabili integralmente.

Proprio per evitare questo scompenso il nuovo decreto legge appena varato prevede una serie di eccezioni per il caso di pignoramento di stipendi e pensioni depositate in banca. Vediamoli.

Intanto si stabilisce che la pensione non può essere pignorata per una somma superiore alla misura massima dell'assegno sociale (mensile) aumentato della metà. Il che significa che la pensione uguale o inferiore a questa soglia non può essere toccata. La parce eccedente, invece, è pignorabile, ma secondo i nuovi limiti che ora diremo.

Si stabilisce, inoltre, che quando le somme percepite dal debitore a titolo di stipendio o di pensione vengono depositate in banca non sono più pignorabili in misura integrale, ma secondo i seguenti limiti:

  • se l'accredito in banca avviene prima del pignoramento, le somme possono essere pignorate per l'importo eccedente il triplo dell'assegno sociale;
  • se invece l'accredito in banca avviene nella stessa data del pignoramento o dopo, le predette somme possono essere pignorate nei limiti previsti dalla precedente legge ossia nella misura autorizzata dal giudice e, comunque, non oltre il quinto.

Questi nuovi limiti valgono per tutti i creditori e non solo per lo Stato: dunque, anche per la banca, per i fornitori, per il professionista, ecc..

Chiunque voglia accedere al conto corrente per pignorare stipendi o pensioni (o somme comunque inerenti al rapporto di lavoro, come il TFR o l'indennità per licenziamento illegittimo) dovrà rispettare il nuovo tetto.

1 luglio 2015 · Andrea Ricciardi

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  • beppe666 14 luglio 2015 at 08:01

    Buon giorno
    Mi sono state notificate due ar (raccomandate) da equitalia della somma dovuta di 10 mila euro con cui mi si sollecita di pagare entro 60 giorni altrimenti il forzato recupero da parte di Equitalia. Ora non posso chiedere la rateizzazzione perchè non ce la faccio comunque a pagare. Cosa dovrò aspettarmi visto che non ho un cc intestato a me ne a mia moglie, ho una macchina di 11 anni, mia moglie ha un lavoro part-time a tempo indeterminato con uno stipendio di circa 500 euro. Io ho un lavoro a tempo pieno a tempo determinato (scadenza contratto fine settempre 2015) stipendio di circa 1600 uro,viviamo in casa in affitto mobili da mercatoneuno, tra breve riceverò il tfr per la fine del contratto di lavoro possono toccare anche questo?

    • Ornella De Bellis 14 luglio 2015 at 09:30

      Le azioni esecutive che Equitalia può realisticamente implementare nei suoi confronti sono il fermo amministrativo sul veicolo di proprietà nonché il pignoramento presso il datore di lavoro del 20% del TFR, visto che appare improbabile, attesa la imminente scadenza del contratto di lavoro a tempo determinato, che riesca a pignorare il 10% della retribuzione mensile dopo lo scadere dei 60 giorni.