I nuovi limiti sul pignoramento della pensione introdotti con la normativa 85/13

Con l'introduzione del decreto legge 83/15 sono stati introdotti dei limiti al prelievo forzoso del quinto dello stipendio o della pensione nei confronti del debitore insolvente.

Per quanto concerne la pensione, il provvedimento stabilisce che deve essere lasciata intatta sul conto corrente del debitore la quota di pensione ritenuta indispensabile per vivere e equiparata all'assegno sociale mensile aumentato della metà.

Dunque, la nuova quota impignorabile della pensione è pari al minimo vitale aumentato della metà.

Infatti, com'è noto, per la determinazione della componente assoggettabile a pignoramento le cose sono differenti a seconda che si tratti di pensioni o stipendi.

Per le pensioni entra in gioco il cosiddetto minimo vitale impignorabile: al pensionato, infatti, è stata riconosciuta fino ad oggi, in sede giudiziale di merito e di legittimità', una componente non pignorabile della pensione necessaria alla sopravvivenza, che è pari a circa 500 euro mese (equivalente al trattamento minimo di pensione indicato dall'INPS).

Nel decreto legge 83/15 è stabilito che le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell'assegno sociale, aumentato della metà .

La parte eccedente tale ammontare continuerà ad essere pignorabile nei limiti previsti dal codice di procedura civile, nonché dalle speciali disposizioni di legge.

Il nuovo limite di impignorabilità previsto per le pensioni andrà ad integrare, a meno di modifiche in fase di conversione in legge del provvedimento, l'articolo 545 del codice di procedura civile.

Passando al pratico, e fissando, per comodità di calcolo, in 500 euro mensili il trattamento minimo di pensione indicato dall'INPS, la quota impignorabile di una pensione di 2.000 euro sale a 750 euro. La quota rimanente di 1.250 sarà pignorabile, ad esempio per crediti ordinari, nella misura del 20%, pari a 250 euro.

Ricordiamo che la Corte costituzionale, assoggettando anche le pensioni al medesimo regime di pignorabilità degli stipendi, aveva tuttavia affermato che spettava alla discrezionalità del legislatore l'individuazione della parte di pensione non pignorabile in grado di assicurare al pensionato esecutato un reddito sufficiente per le minime esigenze di vita.

La prassi giuridica prevalente, in assenza di uno specifico intervento legislativo in materia, era stata fino ad oggi concorde nell'individuare nel c.d. minimo vitale (circa 500 euro) la soglia di impignorabilità della pensione.

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  • beppe666 14 luglio 2015 at 08:01

    Buon giorno
    Mi sono state notificate due ar (raccomandate) da equitalia della somma dovuta di 10 mila euro con cui mi si sollecita di pagare entro 60 giorni altrimenti il forzato recupero da parte di Equitalia. Ora non posso chiedere la rateizzazzione perchè non ce la faccio comunque a pagare. Cosa dovrò aspettarmi visto che non ho un cc intestato a me ne a mia moglie, ho una macchina di 11 anni, mia moglie ha un lavoro part-time a tempo indeterminato con uno stipendio di circa 500 euro. Io ho un lavoro a tempo pieno a tempo determinato (scadenza contratto fine settempre 2015) stipendio di circa 1600 uro,viviamo in casa in affitto mobili da mercatoneuno, tra breve riceverò il tfr per la fine del contratto di lavoro possono toccare anche questo?

    • Ornella De Bellis 14 luglio 2015 at 09:30

      Le azioni esecutive che Equitalia può realisticamente implementare nei suoi confronti sono il fermo amministrativo sul veicolo di proprietà nonché il pignoramento presso il datore di lavoro del 20% del TFR, visto che appare improbabile, attesa la imminente scadenza del contratto di lavoro a tempo determinato, che riesca a pignorare il 10% della retribuzione mensile dopo lo scadere dei 60 giorni.