Cosa cambia principalmente per il pignoramento su conti correnti di stipendi e pensioni con le nuove norme

Grazie all'attuazione del decreto legge 83/15, le garanzie di salvaguardia per i conti correnti di lavoratori dipendenti e pensionati vengono estese anche alla riscossione di crediti di natura ordinaria ed alimentare, rimodulando, inoltre, le precedenti norme che coinvolgevano la riscossione coattiva dei crediti di natura esattoriale.

In pratica, le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere pignorate, per l'importo eccedente il triplo dell'assegno sociale (circa 1.500 euro) quando l'accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento.

Quando l'accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, le predette somme possono essere pignorate nei limiti previsti dalle norme attualmente vigenti, nonché dalle speciali disposizioni di legge.

Il pignoramento eseguito in violazione dei limiti previsti è parzialmente inefficace. L'inefficacia è rilevata dal giudice anche d'ufficio.

Queste disposizioni andranno ad integrare l'articolo 545 del codice di procedure civile con nuovi comma.

In pratica, nel caso in cui il pignoramento del conto corrente interviene successivamente all'accredito dello stipendio o della pensione, dovrà essere sempre lasciata disponibile al debitore una somma pari a 1.500 euro circa (equivalente a tre volte l'assegno sociale pari a 500 euro circa). Se, invece, il pignoramento del conto corrente interviene prima dell'accredito, le somme che eventualmente affluiscono sul conto corrente a titolo di stipendio o pensione possono essere decurtate solo nella misura prevista dalle norme che regolano il pignoramento di stipendi e pensioni.

E' poi previsto anche un nuovo comma per l'articolo 546 del codice di procedura civile che regola gli obblighi posti in capo al terzo pignorato (la banca) coerentemente a quanto disposto nell'articolo 545 del codice di procedura civile così come integrato dal decreto legge 83/15.

Nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore di somme a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, gli obblighi del terzo pignorato non operano, quando l'accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento, per un importo pari al triplo dell'assegno sociale; quando l'accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, gli obblighi del terzo pignorato operano nei limiti previsti dall'articolo 545 e dalle speciali disposizioni di legge.

Non ci resta che sperare che, in sede di conversione in legge del decreto, le lobbies delle banche (visto che quasi sempre esse operano nella duplice veste di creditore e di terzo pignorato) non riescano a far apportare, ai loro deputati e senatori, modifiche sostanziali all'impianto del provvedimento.

Le nuove norme si applicano immediatamente e trovano applicazione anche con riferimento ai procedimenti già pendenti.

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  • beppe666 14 luglio 2015 at 08:01

    Buon giorno
    Mi sono state notificate due ar (raccomandate) da equitalia della somma dovuta di 10 mila euro con cui mi si sollecita di pagare entro 60 giorni altrimenti il forzato recupero da parte di Equitalia. Ora non posso chiedere la rateizzazzione perchè non ce la faccio comunque a pagare. Cosa dovrò aspettarmi visto che non ho un cc intestato a me ne a mia moglie, ho una macchina di 11 anni, mia moglie ha un lavoro part-time a tempo indeterminato con uno stipendio di circa 500 euro. Io ho un lavoro a tempo pieno a tempo determinato (scadenza contratto fine settempre 2015) stipendio di circa 1600 uro,viviamo in casa in affitto mobili da mercatoneuno, tra breve riceverò il tfr per la fine del contratto di lavoro possono toccare anche questo?

    • Ornella De Bellis 14 luglio 2015 at 09:30

      Le azioni esecutive che Equitalia può realisticamente implementare nei suoi confronti sono il fermo amministrativo sul veicolo di proprietà nonché il pignoramento presso il datore di lavoro del 20% del TFR, visto che appare improbabile, attesa la imminente scadenza del contratto di lavoro a tempo determinato, che riesca a pignorare il 10% della retribuzione mensile dopo lo scadere dei 60 giorni.