Un pò di storia legislativa per capire il nuovo orientamento normativo sul pignoramento su conti correnti di stipendi e pensioni

Negli anni passati, si è discusso parecchio sulla procedura di pignoramento del conto corrente messa in atto dai creditori (banche, finanziarie, privati, Equitalia ed altre concessionarie locali della riscossione) finalizzata ad eludere i limiti imposti dalle norme vigenti sul pignoramento di stipendi e pensioni.

Nel merito, anche la giurisprudenza di legittimità si era uniformemente allineata a questo tipo di aggressione "border line", stabilendo che, una volta confluite nel conto corrente, le somme percepite a titolo di retribuzione da lavoro dipendente o da pensione risultano completamente “riciclate”, perdendo qualsiasi relazione con la propria origine e trasformandosi in denaro fungibile.

Per tutte citiamo il principio giuridico enunciato nella sentenza della Corte di cassazione numero 17178/12, la quale aveva chiarito che qualora le somme dovute siano già affluite sul conto corrente o sul deposito bancario del debitore esecutato, non si applicassero le limitazioni al pignoramento previste dall'articolo 545 cod. proc. civ.

Praticamente, al povero debitore dipendente o pensionato, costretto dalla legge a dover necessariamente canalizzare sul conto corrente la retribuzione mensile, l'unica via di uscita restava quella di prelevare il denaro “fungibile” ancora caldo di bonifico e depositarlo, prima che si raffreddasse, su un conto corrente intestato ad altri soggetti (possibilmente, non debitori in via di esecuzione coattiva).

In questo modo riuscivano, forse, a sottrarsi all'azione esecutiva del creditore scaltro (e scorretto) che aveva deciso di procedere al pignoramento del conto corrente invece di “accontentarsi” del quinto mensile dello stipendio.

A rimuovere parzialmente questa iniquità era intervenuto successivamente, e limitatamente ai crediti di natura esattoriale (quelli per i quali procede Equitalia o le altre concessionarie per la riscossione dei tributi locali), il decreto legge 69/13, in base al quale era stato imposto che gli obblighi della banca (terzo pignorato) non potevano ricomprendere, nel pignoramento, l'ultimo emolumento affluito sul conto corrente, che restava, pertanto, nella piena disponibilità del correntista debitore, sia esso lavoratore dipendente o pensionato.

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