Impignorabilità

Non tutti i beni del debitore possono essere oggetto di pignoramento:

alcuni sono assolutamente impignorabili (articolo 514 codice di procedura civile), altri lo sono solo relativamente (articolo 515 codice di procedura civile) o in presenza di particolari circostanze di tempo (articolo 516 codice di procedura civile). Nel primo caso si parla di impignorabilità assoluta e sono previste limitazioni di natura sostanziale a tutela del debitore, che impongono all'ufficiale giudiziario di non effettuare il pignoramento su tali beni.

Nelle altre ipotesi si parla di impignorabilità relativa per cui sono previste norme processuali che influiscono su modo e tempi del pignoramento stesso.

La nozione di impignorabilità assoluta di cui all'articolo 514 del codice di rito è la conseguenza diretta dell'inespropriabilità di alcune categorie di beni mobili che, per espressa previsione normativa, si sottraggono alla funzione di garanzia patrimoniale sancita dall'articolo 2740 del codice civile Si tratta della deroga a uno dei principi fondamentali del diritto sostanziale che, per le sue forti implicazioni, deve essere interpretata rigorosamente, e dunque rappresenta una limitazione di natura eccezionale che non è suscettibile di interpretazione estensiva né di analogia.

In presenza di uno dei casi di impignorabilità assoluta previsti dall'articolo 514 codice di procedura civile, l'ufficiale giudiziario dovrà astenersi dal pignoramento, pena la propria responsabilità per danni nei confronti del debitore esecutato, qualora abbia ugualmente proceduto ad effettuare le operazioni di pignoramento con dolo o colpa grave ex articolo 60 numero 2 codice di procedura civile

Qualsiasi richiesta del creditore procedente sarà annotata nel verbale di pignoramento che, in riferimento ai beni non espropriabili, risulterà negativo.

Nell'ipotesi in cui l'ufficiale giudiziario ignori l'ostacolo legale e proceda comunque con il pignoramento, il rimedio a disposizione del debitore sarà l'opposizione all'esecuzione ex articolo 615 codice di procedura civile

Essa, infatti, è stabilita non già per ragioni di interesse pubblico, e perciò con norme imperative, bensì nell'esclusivo interesse del debitore, qualificato dalla legge come prevalente rispetto all'interesse del creditore all'espropriazione del bene mobile o del credito, al fine del soddisfacimento del suo credito.

Non trattandosi di norme imperative, il giudice non può rilevare d'ufficio l'impignorabilità del bene, con la conseguente dichiarazione di nullità del pignoramento e degli atti successivi, ma spetta al debitore esecutato dedurre l'impignorabilità con l'opposizione all'esecuzione di cui al secondo comma dell'articolo 615 codice di procedura civile Si ammette il rilievo ex officio nei casi in cui l'impignorabilità derivi dall'inalienabilità del bene (demaniale, patrimoniale indisponibile) essendo prevista quest'ultima a tutela di un interesse pubblico.

Ai terzi si nega la legittimazione a far valere il limite tramite il giudizio di opposizione ex articolo 619 codice di procedura civile; quest'ultimo ha per oggetto l'accertamento della legittimità del pignoramento sotto l'esclusivo profilo dell'appartenenza o meno al debitore dei beni pignorati; detti limiti oggettivi impediscono che, con esso, il terzo opponente possa far valere il limite dell'impignorabilità.

Tra le ipotesi di impignorabilità assoluta, si possono distinguere tre categorie di beni sottratti all'espropriazione:

  1. beni dichiarati impignorabili da precise e speciali disposizioni di legge. Si tratta di una norma di rinvio che definisce non pignorabili cose che disposizioni normative aventi rango di legge considerano non espropriabili.A titolo di esempio, possiamo ricordare i beni in usufrutto legale di cui all'articolo 326 del codice civile; la rendita di cui all'articolo 1881 del codice civile; i frutti cui si riferisce l'articolo
    170 del codice civile; i fondi speciali di previdenza e assistenza costituiti dall'imprenditore a favore dei dipendenti ex articolo 2117 del codice civile; i crediti impignorabili di cui all'articolo 545 codice di procedura civile; le somme dovute dall'assicuratore al contraente o al beneficiario nell'assicurazione sulla vita previste dall'articolo 1923 del codice civile; il fondo consortile di cui all'articolo 2614 del codice civile; i beni che non sono ricompresi nel fallimento ex articolo 46 l.f.; strumenti e oggetti del personale navigante o di volo di cui agli articoli 370 e 931 c.n.
  2. beni inalienabili per espressa previsione di legge. La loro impignorabilità non è espressamente prevista dalla legge: essa è l'inevitabile conseguenza dell'inalienabilità ex lege che li caratterizza.
    A titolo di esempio, si possono ricordare: i beni demaniali di cui agli articoli 822 e 823 del codice civile; i beni del patrimonio indisponibile dello Stato o di altro ente pubblico di cui all'articolo 828 del codice civile, i beni degli enti ecclesiastici di cui all'articolo 831 del codice civile, i beni appartenenti ad enti pubblici non territoriali se destinati a un pubblico servizio. E' opportuno sottolineare che tra inalienabilità e impignorabilità non vi è coincidenza concettuale, tant'è che le cose inalienabili (alle quali la legge sostanziale imprime una destinazione che non può essere pregiudicata da atti di disposizione) sono pure impignorabili, ma non è vero il contrario, in quanto le medesime cose che il codice di rito qualifica come impignorabili, in qualsiasi momento, possono essere alienate dal proprietario/ debitore.
    L'inalienabilità che origina da un accordo tra gli interessati non è opponibile ai terzi e, di conseguenza, neanche a chi espropria il bene contro il proprio debitore.
  3. beni elencati ai numeri 1-6 ter dell'articolo 514 codice di procedura civile. Il legislatore ha abrogato il numero 4 dell'articolo 514 codice di procedura civile che ricomprendeva nei beni assolutamente impignorabili anche "gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l'esercizio della professione, dell'arte o del mestiere del debitore" trasformando, tale categoria di cose, in beni relativamente pignorabili con l'aggiunta di un nuovo comma all'articolo 515 codice di procedura civile. L'articolo 514 codice di procedura civile contiene un elenco di beni che, per motivazioni di carattere umanitario o di opportunità politico-amministrativa, sulla base del criterio dell'indispensabilità minima per la vita (es., il letto), del sostentamento (es. commestibili per un mese), del valore morale (es. l'anello nuziale, le cose sacre), del prevalente valore affettivo (es. scritti di famiglia), non sono espropriabili. Recentemente sono stati considerati beni impignorabili anche gli animali domestici di proprietà del debitore. In particolare non si possono pignorare:
    • le cose sacre e quelle che servono all'esercizio del culto. Per cose sacre si intendono quelle dedicate al culto divino attraverso la consacrazione o la benedizione; la finalità della disposizione, che le rende impignorabili, è quella di evitare che la vendita forzata possa mutare la destinazione delle cose consacrate o benedette (altari portatili, crocefissi, statue, tabernacoli, etc.), ai fini spirituali ai quali è stata dedicata. Beni necessari all'esercizio del culto sono quelli che, pur in assenza di consacrazione o benedizione, risultano indispensabili a svolgere, in modo permanente tale funzione (tovaglie, paramenti, candelabri etc.). Una cosa divenuta oggetto di culto per i fedeli (culto pubblico, non privato), alla stregua delle cose sacre e per le stesse motivazioni, è impignorabile.A tale fine, le cose devono trovarsi fuori commercio;
    • l'anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, in quanto indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi; sono tuttavia esclusi i mobili, meno i letti, di rilevante valore economico, anche per accertato pregio artistico o di antiquariato.
    • i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e delle altre persone indicate nel numero precedente;
    • le armi e gli oggetti che il debitore ha l'obbligo di conservare per l'adempimento di un pubblico servizio. Il legislatore ha voluto garantire il regolare svolgimento del servizio pubblico. Il codice fa riferimento a qualsiasi tipo di servizio pubblico: si pensi alle uniformi dei magistrati, al sigillo notarile; si esclude che l'impignorabilità si applichi alle toghe dei difensori perché il munus del professionista forense è esercizio privato di una pubblica funzione e non un pubblico servizio;
    • le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in generale gli scritti di famiglia, nonché i manoscritti, salvo che formino parte di una collezione.Una scelta dettata da motivazioni di carattere morale: la legge limita la pignorabilità di quei beni di scarso valore economico ma di enorme valore affettivo. L'elencazione è ritenuta esemplificativa e non tassativa: il limite cade qualora il debitore abbia voluto privilegiare il valore economico dei beni (ad es. scritti o manoscritti) rispetto a quello affettivo, inserendoli in una collezione.
    • gli animali di affezione o da compagnia tenuti presso la casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti, senza fini produttivi, alimentari o commerciali; gli animali impiegati ai fini terapeutici o di assistenza del debitore, del coniuge, del convivente o dei figli.

Anche questa forma di impignorabilità trova la propria giustificazione in ragioni di opportunità: infatti, il legislatore processuale ha voluto contemperare l'esigenza di tutela del creditore, con quella del proprietario-debitore a conservare il proprio fondo insieme con i beni ad esso pertinenti (articolo 515 codice di procedura civile). La medesima ratio è sottesa alla limitazione di cui all'articolo 516 codice di procedura civile, che però non ha per oggetto pertinenze, bensì accessori i quali, per loro natura, sono destinati ad essere separati dal bene principale, anche se solo in presenza delle opportune circostanze di tempo Secondo la dottrina maggioritaria, la violazione delle norme riguardanti l'impignorabilità relativa, deve essere fatta valere con il rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi.

Non tutti condividono questa opinione: infatti, vi è chi ritiene, che la violazione dei limiti relativi, previsti a tutela del debitore, sia suscettibile di incidere sulla stessa possibilità dell'azione esecutiva e che, quindi, dovrebbe essere fatta valere con il rimedio dell'opposizione all'esecuzione ex articolo 615 codice di procedura civile

L'articolo 515 codice di procedura civile, subordina il pignoramento di determinati beni, che costituiscono pertinenze di un fondo, tenuti dal proprietario per il servizio e la coltivazione del medesimo, alla mancanza di altri beni mobili.

Impignorabilità relativa
Non c'è perfetta coincidenza tra questa nozione di pertinenza e quella prevista dall'art 817 del codice civile (che fa riferimento a cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un immobile): manca, infatti, il carattere durevole della destinazione. Occorre aggiungere che il limite si riferisce solo a pertinenze di fondi rustici o urbani e che, infine, la destinazione pertinenziale può essere effettuata, oltre da chi vanta sul fondo un diritto reale, anche dal titolare di un semplice rapporto obbligatorio, come per esempio l'affittuario che sia coltivatore del fondo.

Come già accennato, la recente riforma ha aggiunto un nuovo comma all'articolo 515 codice di procedura civile, rendendo relativamente impignorabili gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l'esercizio della professione, dell'arte o del mestiere del debitore. La nuova formulazione del dettato legislativo ha in parte risolto i numerosi problemi interpretativi sollevati dal numero 4 dell'articolo 514 codice di procedura civile riguardanti sia i soggetti cui la tutela si estendeva, sia il concetto di indispensabilità di cui parlava la norma. Infatti, si è specificato che tali categorie di beni possono essere pignorate nei limiti di un quinto sul presupposto che il presumibile valore di realizzo degli altri beni (non strumentali all'attività lavorativa) rinvenuti dall'ufficiale giudiziario o indicati dal debitore non appaia sufficiente al fine della soddisfazione del credito.

Tale tutela non si estende ai debitori costituiti in forma societaria e, in ogni caso, se nelle attività del debitore prevale il capitale investito sul lavoro.

L'articolo 516 codice di procedura civile prevede due casi di impignorabilità relativa: il primo in riferimento ai frutti pendenti, che non possono essere oggetto di espropriazione, se non nelle ultime sei settimane anteriori al tempo ordinario della loro maturazione, salvo che il creditore pignorante non si assuma le maggiori spese di custodia; la seconda ipotesi di impignorabilità "relativa" prevista dalla norma codicistica in esame, è riferita ai bachi da seta, i quali possono essere pignorati solo quando si trovano nella maggior parte sui rami per formare il bozzolo.

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