Cosa cambia nel pignoramento immobiliare con la riforma della giustizia civile

Prima dell'introduzione del paragrafo, ad esempio, se un debitore aveva una pendenza con un istituto di credito, mettiamo di 200 mila euro, la banca disponeva il pignoramento dell'immobile del debitore, del valore di 400 mila euro, cercando di venderla e soddisfare il credito.

Nell'ipotetica fattispecie che tutto andasse per il verso giusto, si aveva una perfetta situazione di giustizia: la banca otteneva i suoi 200 mila euro e il residuo della vendita (gli altri 200 mila euro) andavano al debitore che li usava per acquistare un nuovo immobile dove andare a vivere.

Ciò, però, non accadeva quasi mai.

Di sovente, infatti, gli interessati all'acquisto dell'immobile all'asta attendevano che numerose di esse andassero deserte, cosicché, ad ogni successivo passaggio, il giudice faceva scendere sempre più la base d'asta.

In questo modo sussisteva una situazione paradossale: ad esempio, l'immobile veniva venduto a 100 mila euro. Così,l'istituto di credito rimaneva creditore, ancora, di 100 mila euro, e il debitore rimaneva senza una casa e con una pendenza enorme sulle spalle.

Il nuovo articolo dovrebbe, dunque, mettere fine a situazioni di questo tipo.

Va detto, però, che per evitare queste situazioni scomode, esisteva già un rimedio previsto dal codice civile, anche se poco spesso utilizzato: il giudice, infatti, aveva la possibilità di sospendere l'esecuzione forzata in assenza di offerte vantaggiose.

Rimaneva comunque, una semplice sospensione, e sempre eventuale: il debitore era comunque obbligato ad andare via da casa o a pagare l'onere all'incaricato alla vendita.

L'articolo predetto, invece, prevede, come accennato, in caso di ribasso seriale d'asta e di deprezzamento eccessivo del valore del bene, la chiusura definitiva della procedura esecutiva.

Dunque, qualora sussistesse un caso del genere, il debitore si libererebbe dell'esecuzione forzata, ma non del debito, e potrebbe tornare nella piena disponibilità dell'immobile.

Segnaliamo comunque alcuni precedenti dei Giudici di merito di Napoli che, molto tempo prima della riforma, erano arrivati alla stessa soluzione.

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