Quando i tribunali si pronunciano contrariamente allo stop dell'esecuzione forzata prevista dall'articolo 164 bis cpc

Non tutti i giudici, però, sono favorevoli all'applicazione dell'articolo 164 bis Cpc che determina lo stop dell'esecuzione forzata per eccessivo deprezzamento del bene immobile sottoposto al pignoramento.

Una pronuncia controcorrente: i soli ribassi a base d'asta non comportano l'estinzione anticipata dell'espropriazione forzata per infruttuosità.

A parere del Tribunale di Palermo, infatti, l'istituto della chiusura anticipata del processo esecutivo per infruttuosità dell'espropriazione, non può trovare applicazione quando la riduzione del prezzo a base d'asta degli immobili pignorati è stata determinata, conformemente al dettato codicistico, dall'esito infruttuoso dei precedenti tentativi di vendita.

Secondo i giudici palermitani non sempre può essere applicato l'articolo 164 bis. Infatti, lo stesso non può trovare adesione quando, nonostante i ribassi, il valore dei beni è tale da consentire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori.

Ciò, perché l'articolo 164 bis Cpc stabilisce che il processo esecutivo deve chiudersi quando, tenuto conto dei costi per la sua prosecuzione, delle probabilità di liquidazione del bene pignorato e del suo presumibile valore di realizzo, è da ritenere che non sarà possibile conseguire un “ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori”.

Si deve trattare, in altri termini, di casi limite, nei quali il valore del bene è così irrisorio da non coprire, ragionevolmente, neppure i costi necessari per la vendita.

Dunque, la semplice riduzione del prezzo a base d'asta non può invece consentire la chiusura anticipata del processo esecutivo.

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