Le problematiche a cui si potrebbe andare incontro con il trasferimento di residenza per sfuggire al pignoramento immobiliare di Equitalia

In caso di vendita della casa, Equitalia può sempre esercitare l'azione revocatoria, nei cinque anni successivi all'atto di vendita, quando dimostra che la cessione è avvenuta per frodare le ragioni del creditore.

È sufficiente dimostrare che il contribuente non abbia altri beni facilmente aggredibili come quello alienato, per poter rendere inefficace l'atto di compravendita e consentire a Equitalia di aggredire detto immobile.

Col risultato che il contribuente dovrà restituire i soldi ottenuti dall'acquirente del bene e perderà anche l'immobile.

Le cose non cambiano in caso di donazione dell'immobile medesimo, anzi, in tal caso, l'onere della prova per Equitalia è anche più agevole.

Comunque, il rischio di una revocatoria dell'atto di compravendita, per l'intero immobile o per quote di esso, è escluso solo quando siano contemporaneamente verificate tutte le seguenti condizioni:

  1. l'acquirente è un soggetto terzo (non parente o affine del venditore);
  2. il prezzo della transazione è quello di mercato;
  3. l'immobile viene destinato dal compratore ad abitazione principale (luogo in cui eleggono residenza e vivono l'acquirente stesso o suoi parenti o affini).

26 giugno 2015 · Andrea Ricciardi

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Commenti e domande dei lettori

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  • Iriana Zaniboni 28 novembre 2015 at 20:48

    Il mio diritto di proprietà é scritto sull'atto notarile con cui ho donato la casa a mia figlia, quindi dovrei essere tranquilla. A volte mia figlia mi minaccia di prendere lei il possesso della casa perché nei mesi invernali, per evitare le spese di riscaldamento, vado in Tunisia....c'é questo rischio?

    Siccome non andiamo d'accordo e lei, pur se disoccupata, ha già 37 anni potrei essere comunque obbligata dal Giudice ad abitarci insieme a lei? Mia figlia dice che il diritto di abitazione, a differenza dell'usufrutto mi permette di abitarci, ma non in esclusiva (cioé anche lei può avanzare il diritto di coabitare).

    • Ornella De Bellis 29 novembre 2015 at 05:52

      A meno che nell'atto notarile di costituzione non sia pattuito diversamente, il proprietario dell'immobile non può esigere la coabitazione con il soggetto che detiene il diritto di abitazione, contro la volontà di quest'ultimo; tuttavia sua figlia, non essendo economicamente autosufficiente, può invocare il proprio diritto al mantenimento da parte della madre.

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