La quota pignorabile varia in funzione dell'importo stipendiale percepito dal debitore

In particolare lo stipendio o la pensione del debitore potranno subire un prelievo mensile nella misura massima di:

  •  1/10 nel caso in cui l'importo mensile percepito dal debitore sia minore di 2.500 euro
  •  1/7 nel caso in cui l'importo mensile percepito dal debitore sia compreso fra 2.500 e 5.000 euro
  •  1/5 nel caso in cui l'importo mensile percepito dal debitore vada oltre i 5.000 euro.

Va ricordato che l'attuale legislazione consente all'agente della riscossione (Equitalia) di procedere al pignoramento del credito vantato vantato dal debitore verso soggetti terzi, attraverso una procedura notevolmente accelerata rispetto a quella ordinaria (debiti con banche, finanziarie e privati).

Mentre il creditore ordinario deve rivolgersi al giudice per ottenere un decreto ingiuntivo per poi procedere al pignoramento, le società di Equitalia possono inoltrare un ordine di pagamento diretto nei confronti del terzo (datore di lavoro, Inps). Per individuare l'entità del credito vantato dal debitore e stabilire la quota pignorata di stipendio o pensione con cui ottenere l'escussione forzata del debito iscritto a ruolo, Equitalia può rivolgere direttamente al terzo una richiesta di dichiarazione stragiudiziale, in cui devono essere  indicati eventuali pignoramenti, cessioni del quinto e prestiti delega che già insistono sullo stipendio o sulla pensione del debitore esecutato.

Nella procedura ordinaria, invece, il terzo viene sentito dal giudice. Sulla scorta della dichiarazione resa dal terzo viene calcolata da Equitalia stessa  (e non dal giudice, come avviene per debiti con banche, finanziarie e privati) la quota pignorabile compatibile con le leggi vigenti. Quindi Equitalia notificata, sia al terzo che al debitore escusso,  l'ordine di pagamento coattivo.  Solo in questa fase, se il debitore ritiene violate le regole sulla pignorabilità del proprio stipendio o pensione, può essere presentata opposizione al giudice per le esecuzioni.

Evidentemente, in considerazione della diffusione di questa procedura esattoriale, il provvedimento governativo interviene nel tentativo di mitigarne gli effetti sulla liquidità disponibile del debitore.

E' bene precisare che le nuove soglie stipendiali per il pignoramento esattoriale sono state regolate dalla legge numero 44 del 26 aprile 2012, che ha introdotto l'articolo 72 ter del DPR numero 602/1973. Trattandosi di una norma civilista, non vi è possibilità di efficacia retroattiva (non avendone il legislatore espressamente dichiarata la retroattività). Né, tanto meno, la legge numero 44 del 26 aprile 2012 può considerarsi interpretativa (nel qual caso avrebbe avuto valenza anche per il passato).

29 febbraio 2012 · Rosaria Proietti

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  • lyrenne 23 aprile 2013 at 10:30

    Buongiorno, sto leggendo da ore tutti gli articoli del vostro sito in riferimento al pignoramento di somme presenti su conto corrente, su cui confluiscono solo gli emolumenti mensili dello stipendio di lavoro dipendente.
    Vi spiego intera faccenda e spero possiate aiutarmi a trovare una soluzione.

    Tizio dopo sentenza di separazione da Caia, deve corrisponderle assegno di mantenimento (nonostante siano senza prole e proprietà in comune) mensile e una somma di 10.000 euro tra spese giudiziali ecc ecc...

    Per poter pagare questa somma, che Tizio non possiede su nessun conto, lo stesso chiede che si rivalgano sul TFR maturato,e su una quota dello stipendio, oltre dover corrispondere a Caia sempre l'assegno di mantenimento, e dover con 800 euro residui pagare affitto mensile, spese ordinarie sia per la casa che per la sussistenza (cibo).

    Dopo 3 mesi viene bloccato il conto corrente su cui confluisce lo stipendio, rendendogli impossibile poter prelevare e fare operazioni dal conto, come per esempio pagare l'affitto, le spese di gestione e,"se è ancora lecito in Italia", poter far la spesa per mangiare.

    Ci sono minime tutele per Tizio?
    In attesa di vostro riscontro, vi ringrazio sentitamente.

    • Ornella De Bellis 23 aprile 2013 at 10:42

      Le tutele di Tizio finiscono nel momento in cui esse confliggono con quelle di Caia (o di altro creditore). Il problema e tutto qui. D'altra parte dal commento non si comprende per quali ragioni Caia (o altro creditore procedente) abbia privilegiato il pignoramento del conto corrente a quello dello stipendio.

      Comunque, il problema si risolve, a partire dal prossimo accredito dello stipendio, aprendo subito un nuovo conto corrente intestato a Tizio le cui coordinate bancarie vanno comunicate al datore di lavoro di Tizio. Tizio, per un minimo di tutela, deve far anche aprire un conto corrente a soggetto di sua fiducia, Sempronio. Lo stipendio percepito ed accreditato sul nuovo conto corrente di Tizio andrà immediatamente riversato, tramite bonifico, sul conto corrente di Sempronio.

      Naturalmente, Tizio farà riservare a sé stesso delega per operare e disporre del conto intestato a Sempronio.

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