Che cos'è una donazione

Prima di approfondire la questione relativa alle nuovi disposizioni legislative, proprio per capire l'importanza delle nuove disposizioni, chiariamo, per chi non lo sapesse, cos'è una donazione.

La donazione è uno strumento giuridico che consente a una persona vivente di trasferire a titolo gratuito dei beni, mobili o immobili, a un terzo.

Le caratteristiche peculiari della donazione sono:

  • l'assenza di un corrispettivo (con conseguente impoverimento del patrimonio del donante e arricchimento del patrimonio di colui che riceve la donazione);
  • l'irrevocabilità del contratto (salvo per alcune cause ammesse dalla legge e per particolari clausole apposte nel contratto) da parte del donante.

La donazione è un atto particolare che in alcuni casi comporta dei rischi e rende difficoltosa la successiva vendita o mutuabilità del bene.

E' sempre consigliabile un'attenta analisi di un professionista esperto (possibilmente il proprio Notaio di fiducia).

La donazione più comune è quella effettuata dai genitori verso i figli per beni immobili, spesso con riserva del diritto di usufrutto (viene quindi donata la nuda proprietà) che consente al donante di continuare a vivere (o percepire un canone di locazione nel caso in cui l'immobile sia locato) nell'immobile oggetto della donazione stessa.

Tale pratica, diffusa sopratutto fra quanti intendono effettuare in vita una suddivisione del proprio patrimonio ancora prima della successione ereditaria, ha però dei limiti ed espone il beneficiario della donazione a particolari rischi, anche a distanza di anni.

Innanzitutto va considerato che la donazione, per definizione, incide sul patrimonio del donante. L'impoverimento di tale patrimonio può avere conseguenze, anche gravi, alla morte del donante, nel caso in cui a cui uno degli eredi non sia stata riconosciuta la spettante quota di legittima.

In questo caso l'erede leso ha la possibilità, entro dieci anni dalla morte del donante (o meglio, dall'apertura della pratica di successione, corrispondente con la morte del donante) di far valere i propri diritti chiedendo un'azione di riduzione, ed eventualmente restituzione, sulle donazioni.

L'azione di riduzione può essere effettuata solo nel caso in cui l'erede leso non riesca a soddisfare i suoi diritti attraverso il patrimonio lasciato alla morte dal donante.

In questo caso l'erede privato della sua quota di legittima può chiedere al beneficiario della donazione che la stessa venga restituita o in caso lo stesso ne abbia disposto, può rifarsi sui suoi beni fino alla soddisfazione del suo diritto.

Nel caso in cui il bene donato sia stato venduto a un terzo soggetto e i beni del beneficiario non siano sufficienti a soddisfare il legittimario, lo stesso ha la possibilità di chiedere la restituzione del bene (o il saldo attraverso il versamento di una somma corrispondente) all'acquirente, anche se estraneo alla vicenda e proprietario attraverso un atto d'acquisto in buona fede.

Ciò a patto che non siano trascorsi vent'anni dalla trascrizione della donazione.

Trascorso detto termine, e in assenza di opposizioni alla donazione, il bene non potrà più essere oggetto di restituzione.

Va specificato che la restituzione comporta che il bene venga consegnato libero da pesi ed ipoteche: eventuali creditori ipotecari perderebbero quindi tutti i diritti.

Nel caso in cui il soggetto donante sia in vita e al tempo della donazione non sapesse di avere dei figli (o non fossero ancora nati), lo stesso ha la possibilità di chiedere la risoluzione della donazione (salvo alcuni casi particolari).

Infine, è bene osservare che i legittimari non possono in alcun modo rinunciare al diritto di fare opposizione alla donazione fin quando il donante è in vita.
Eventuali dichiarazioni e assensi alla donazione, sono quindi inutili e inefficaci.

L'insieme di tutte queste motivazioni rende spesso difficile la vendita o l'accesso al credito su un immobile oggetto di donazione.

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