Pignoramento conto corrente - legittimo anche se in esso confluiscono solo redditi da lavoro dipendente [Commento 5]

  • domenicoita3 13 maggio 2013 at 14:00

    Buongiorno!
    Illustro brevemente la mia situazione debitoria.
    Purtroppo verso in condizioni piuttosto serie, stante numerosi debiti contratti con finanziarie e privati via assegni impagati.
    Il quesito è il seguente: trattandosi di assegni impagati con privati e contratti risolti con finanziarie per rate impagate , e non trattandosi di debiti nei confronti del fisco, dello stato, di equitalia, vi è la possibilità che i creditori chiedano il pignoramento , oltre che di beni immobili e dello stipendio all'azienda presso cui lavoro a tempo indeterminato, anche del conto corrente ? Il conto corrente è pignorabile da finanziarie e privati o solo dal fisco ?
    Ultimo quesito relativo al limite di pignorabilità dello stipendio: essendo già presenti 3 cessioni del quinto volontarie e 1 pignoramento dello stipendio da parte di un creditore a cui l'azienda ha dato spazio riducendo il pagamento delle cessioni volontarie, ulteriori nuove richieste di pignoramento dello stipendio da parte di altri creditori verrebbero accodate al pignoramento già in essere e quindi a decorrere dalla fine del primo pignoramento o c'è il rischio che possano prelevare altri soldi dallo stipendio , e quindi decorrere contestualmente ?
    Si tenga conto che di 2500 euro netti percepisco circa 1180 al mese stante le 3 cessioni volontarie e un pignoramento già in corso... quali i limiti di capienza ? potrebbero essere sforati pur trattandosi, ribadisco, di debiti non con lo stato ma con privati per assegni impagati e finanziarie ?
    Grazie
    Cordialità
    Domenico

    • Ornella De Bellis 13 maggio 2013 at 18:26

      I creditori ordinari (privati, banche e finanziarie) possono senz'altro procedere al pignoramento del conto corrente qualora ritengano che il debitore abbia sufficienti disponibilità per rimborsare il credito in tempi più rapidi rispetto a quelli necessari con il pignoramento dello stipendio.

      Per quanto riguarda la capienza, la cessione va considerata per il 20% massimo dello stipendio percepito netto, e non rilevano per il creditore (nel senso che non sono a lui opponibili) situazioni abnormi e al limite, come quella per cui il datore di lavoro possa aver concesso cessioni con rimborso in misura superiore al 20% massimo consentito dello stipendio netto. In effetti, lei ha subito comunque un pignoramento dello stipendio, nonostante 3 cessioni in corso.

      Ciò detto, va chiarito tuttavia che altri eventuali creditori ordinari (privati, banche e finanziarie) non potranno ulteriormente aggredire il suo stipendio fino a quando non verrà rimborsato completamente l'importo dovuto al primo creditore procedente.

      Altri creditori dovranno attendere, oppure trovare vie alternative per ottenere il rimborso di quanto è loro dovuto (pignoramento conto corrente, ipoteca ed espropriazione di beni immobili di proprietà del debitore). Equitalia, invece, trattandosi di un creditore speciale, o se preferisce esattoriale, potrà ottenere ancora, per soddisfare eventuali pretese della PA nei suoi confronti, fino ad 1/7 dello stipendio netto da lei percepito.

      Per stipendio netto deve intendersi quello al lordo di cessioni volontarie o pignoramenti (i 2500 euro, per intendersi).

      Ora, se sul suo stipendio insiste già una cessione per il 20% ed un pignoramento del 20% effettuato da creditori privati, è altresì evidente che Equitalia, nel caso vantasse un credito nei suoi confronti, dovrebbe accontentarsi di pignorare al massimo il 10% del suo stipendio e non un settimo di legge (un settimo equivale al 14% circa e porterebbe a superare il 50% massimo ammesso per cessioni e pignoramenti).

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