Pignoramento del conto corrente per dipendenti e pensionati - nuove limitazioni al prelievo

Nel decreto legge 83/15, le garanzie di salvaguardia per i conti correnti di lavoratori dipendenti e pensionati vengono estese anche alla riscossione di crediti di natura ordinaria ed alimentare; rimodulando altresì le precedenti norme che coinvolgevano la riscossione coattiva dei crediti di natura esattoriale.

In pratica, le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere pignorate, per l'importo eccedente il triplo dell'assegno sociale (circa 1.548 euro) quando l'accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento.

Quando l'accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente (in pratica fra la data di notifica del pignoramento alla banca terzo pignorato ed il successivo blocco del conto corrente) le predette somme possono essere pignorate nei limiti previsti dalle norme attualmente vigenti, nonché dalle speciali disposizioni di legge. Il pignoramento eseguito in violazione dei limiti previsti è parzialmente inefficace. L'inefficacia è rilevata dal giudice anche d'ufficio.

Queste disposizioni vanno ad integrare l'articolo 545 del codice di procedure civile con nuovi comma.

In buona sostanza, se il pignoramento del conto corrente interviene successivamente all'accredito dello stipendio o della pensione, dovrà essere sempre lasciata disponibile al debitore una somma pari a 1.548 euro circa (equivalente a tre volte l'assegno sociale pari a 516 euro circa). Se, invece, il pignoramento del conto corrente interviene prima dell'accredito, le somme che eventualmente affluiscono sul conto corrente a titolo di stipendio o pensione possono essere decurtate solo nella misura prevista dalle norme che regolano il pignoramento di stipendi e pensioni.

E' poi previsto anche un nuovo comma per l'articolo 546 del codice di procedura civile che regola gli obblighi posti in capo al terzo pignorato (la banca) coerentemente a quanto disposto nell'articolo 545 del codice di procedura civile così come integrato dal decreto legge 83/15.

Nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore di somme a titolo di stipendio, salario e altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, gli obblighi del terzo pignorato non operano, quando l'accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento, per un importo pari al triplo dell'assegno sociale; quando l'accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, gli obblighi del terzo pignorato operano nei limiti previsti dall'articolo 545 e dalle speciali disposizioni di legge.

Non ci resta che sperare che, in sede di conversione in legge del decreto, le lobbies delle banche (visto che quasi sempre esse operano nella duplice veste di creditore e di terzo pignorato) non riescano a far apportare, ai loro deputati e senatori, modifiche sostanziali all'impianto del provvedimento.

Le nuove norme si applicano immediatamente (quindi a partire dal 27 giugno 2015) e trovano applicazione anche con riferimento ai procedimenti già pendenti.

28 giugno 2015 · Giovanni Napoletano

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